Normativa / Reclutamento

Accesso ai posti da Ricercatore a tempo determinato: qualche curiosa novità

Con l’ultima legge di stabilità sono stati modificati i requisiti per l’accesso ai posti di ricercatore a tempo determinato. E’ la seconda volta che accade e la cosa era richiesta da più parti da tempo, anche al fine di incrementare il numero, ancora molto esiguo, di queste posizioni. Ricordiamo infatti che in particolare i posti per RTDb avrebbero dovuto diventare il canale di accesso primario, per i più giovani, alla carriera universitaria in posizioni stabili (c.d. tenure track).

A seguito dei recenti interventi i requisiti per partecipare ai concorsi RTDa sono i seguenti: dottorato di ricerca oppure, per i settori che lo prevedono, diploma di specializzazione.

Requisiti per partecipare ai concorsi RTD B: dottorato di ricerca, contratto triennale come RTDa, oppure un triennio di assegni di ricerca anche non consecutivi, oppure possesso dell’ASN oppure diploma di specializzazione.

In breve: chi dispone di diploma di specializzazione, per i settori che lo prevedono, ha un più agevole accesso sia ai concorsi RTDa che ai concorsi RTDb. Ad altri sono richiesti ulteriori titoli, in certi casi probabilmente più impegnativi.

Una disparità fra aree disciplinari voluta o frutto di errore?

A parziale correzione di quanto sopra: per i ricercatori a) la specializzazione è solo quella medica; per i ricercatori b) non basta il dottorato di ricerca, occorre un contratto triennale come RTDa, oppure un triennio di assegni di ricerca anche non consecutivi, oppure il possesso dell’ASN oppure un diploma di specializzazione, anche in tal caso solo quella medica. (NdR 11.1.2017).

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43 Comments

  1. La previsione sottolineata dalla redazione di ROARS vale solo per l’area medica.

    Nell’area giuridica istituzionalizzare l’apertura alle scuole di specializzazione sarebbe stato il colpo di grazia all’idea che il dottorato rappresenti il primo step della carriera accademica.

    LDS 2017

    comma 338. Al fine di favorire l’utilizzazione dei finanziamenti di cui ai commi da 314 a 337 del presente articolo, alla legge 30 dicembre 2010, n. 240, sono apportate le seguenti modificazioni:

    a) all’articolo 23, comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ma consente di computare le eventuali chiamate di coloro che sono stati titolari dei contratti nell’ambito delle risorse vincolate di cui all’articolo 18, comma 4»;

    b) all’articolo 24, comma 3, la lettera b) e’ sostituita dalla seguente:

    «b) contratti triennali, riservati a candidati che hanno usufruito dei contratti di cui alla lettera a), ovvero che hanno conseguito l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima o di seconda fascia di cui all’articolo 16 della presente legge, ovvero che sono in possesso del titolo di specializzazione medica, ovvero che, per almeno tre anni anche non consecutivi, hanno usufruito di assegni di ricerca ai sensi dell’articolo 51, comma 6, della legge 27 dicembre 1997, n. 449, o di assegni di ricerca di cui all’articolo 22 della presente legge, o di borse post-dottorato ai sensi dell’articolo 4 della legge 30 novembre 1989, n. 398, ovvero di analoghi contratti, assegni o borse in atenei stranieri».

    La norma parla di titolo di “specializzazione medica”. Almeno stavolta non c’è molto da interpretare.

  2. braccesi says:

    Il requisito normale per l’accesso dovrebbe essere solo la laurea, in modo da poter dare una chance ai giovani. Con le regole attuali si perpetua l’agonia di precari illusi e rovinati dal nostro sistema perverso.

    • Francesco Belardo says:

      La Laurea è solo il primo dei tre livelli di istruzione universitaria. Mi sembra molto più sensato che un ricercatore (RTDa), o aspirante tale, abbia quantomeno conseguito il titolo di istruzione più elevato, ovvero il dottorato di ricerca.

  3. leobowski says:

    Ma l’altra modifica invece non la consideriamo? “all’articolo 23, comma 4, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «, ma consente di computare le eventuali chiamate di coloro che sono stati titolari dei contratti nell’ambito delle risorse vincolate di cui all’articolo 18, comma 4»;

    Se hai avuto un corso in un’universita’, apparentemente puoi rientrare nella quota di 1/5 di chiamate per personale esterno.

    https://www.roars.it/online/brevi-considerazioni-a-margine-della-sent-cons-stato-sez-vi-n-36262016/

  4. veramente curioso … la specializzazione medica parificata al dottorato è una cosa mai vista! Questo è un colpo mortale alla speranza di avere dei clinici capaci di fare ricerca in campo medico e biomedico

    • moebius1927 says:

      concordo, è una cosa pessima e ingiusta.
      In base a quale criterio la specializzazione in (che so) archeologia non dovrebbe valere altrettanto?

  5. e per i settori bibliometrici (=aree scientifiche se non erro) cosa cambia?

  6. “La critica alla mercificazione delle esistenze e all’omologazione planetaria si fa spietata soprattutto in Vite di scarto, Dentro la globalizzazione e Homo consumens.” Wikipedia su Zygmunt Bauman
    Omologazione planetaria questo è il problema (?)

  7. “Che cosa si potrà sostituire a questa liquefazione? Non lo sappiamo ancora e questo interregno durerà abbastanza a lungo. Bauman osserva come (finita la fede di una salvezza proveniente dall’alto, dallo stato o dalla rivoluzione), sia tipico dell’interregno il movimento d’indignazione. Questi movimenti (inclusi M5S, ndr) sanno che cosa non vogliono ma non che cosa vogliono. E vorrei ricordare che uno dei problemi posti dai responsabili dell’ordine pubblico a proposito dei black bloc è che non si riesce più a etichettarli, come poteva avvenire con gli anarchici, coi fascisti, con le brigate rosse. Essi agiscono, ma nessuno sa più quando e in quale direzione. Neppure loro.

    C’è un modo per sopravvivere alla liquidità? C’è, ed è rendersi appunto conto che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti. Ma il guaio è che la politica e in gran parte l’intellighenzia non hanno ancora compreso la portata del fenomeno. Bauman rimane per ora una “vox clamantis in deserto”.”
    http://espresso.repubblica.it/opinioni/la-bustina-di-minerva/2015/05/27/news/la-societa-liquida-1.214625

    • Meno male che l’umberto impartente lezioni di civismo e democrazia, quel che voleva lo sapeva molto bene: da bravo membro della famiglia di l’espresso-repubblica, tenersi buono, mantenendo i cospicui vantaggi pecuniari e di esposizione mediatica che gliene derivavano, il cosiddetto partito di riferimento, senza batter ciglio anche nei suoi due ultimi anni di vita, nei quali suddetto partito completava, sotto la direzione del pupazzo, la sua indecorosa parabola di trasformazione nell’opposto di ciò che avrebbe dovuto essere (e, fino a tempi ormai remoti, era in certo modo anche stato).
      Ho indelebile il ricordo del desolantissimo momento in cui, richiesto di un parere sul pupazzo dal docile turiferario piddino floris, non seppe dire niente di più e di meglio che “Usa spesso la parola ‘futuro’, e a me quella parola piace”.
      Da questo punto di vista, malgrado tutto il divario intellettuale e culturale esistente fra i due, sputato a santoro: anni passati ad attaccare-azzannare (apprezzabilmente) l’arcoriano, per poi avallare con silenzi tombali o addirittura col tifo le imprese del pupazzo che, con spregiudicatezza ed efferatezza superiori a quelle del suddetto arcoriano suo predecessore e faro, ne ha (quasi) integralmente realizzato il programma

    • Correggo:
      “… nei quali IL suddetto partito completava …”

    • bisogna “rendersi appunto conto che si vive in una società liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti”. Quali nuovi strumenti propone Ciro?

    • I “nuovi strumenti” intesi dagli innumerevoli compagnucci de noantri che hanno compiuto – molti di loro infinitamente peggio dell’umberto – il suo stesso percorso (dalla sottoscrizione del manifesto contro calabresi all’appoggio, silente o ardente, al governo pupazzo), sappiamo bene quali sono: condire con massicce dosi di dirittumanismo non necessariamente escludenti spruzzate di rivendicazione di un dubbissimo onore dell’Occidente (si veda, a tal proposito, la fine fatta da sofri) l’accettazione delle politiche socio-economico-culturali dell’estrema destra neoliberista, originaria – vedi un po’ – della un tempo aborrita america (sempre a patto, s’intende, che ad attuarle sia il proprio partito, cioè quello che – vedi un po’ – le dovrebbe avversare; questo, da un lato, perché il partito di riferimento, se stai buonino, sa essere molto generoso e, d’altro lato, perché l’italiano è prima di ogni altra cosa un tifoso di calcio, indossa a vita una certa casacca, sventola per decenni sempre lo stesso bandierone: “nella vita puoi cambiar tutto ma non la squadra del cuore” che ha sempre e comunque ragione).
      I “nuovi strumenti” che posso intendere io sono vecchi, i soliti (alla faccia della puerile retorica secondo cui è cambiato tutto, retorica che interessatamente “dimentica” come le essenziali linee di scorrimento e di tensione della storia e dei rapporti interumani si riproducano e confermino immutate, salvo “aggiustamenti” e “aggiornamenti” questi sì variabili da periodo a periodo), e, in quanto vecchi, risentono pur sempre dell’alternativa fra destra e sinistra-non destra: freno alla divinizzazione della privatizzazione (sostenuta sul piano “filosofico” dall’individualismo, posizione di singolare ingenuità: a sé stante/in sé e per sé, l’individuo infatti è letteralmente nulla) e (ri)valorizzazione del pubblico, con annesso tamponamento della tendenza dello Stato alla dismissione progressiva di ogni suo compito; ripulsa del modello fascio-aziendal-tecnocratico tendenzialmente esteso all’intera società, legato al sempreverde culto per il modello dell’uomo solo al comando (contro il quale va ricordato che, se il singolo è e non può che essere una canaglia – nel senso che mira e non può che mirare al suo interesse particolare -, sono preferibili allora decisioni scaturenti dall’incrocio delle volontà prave di più soggetti, le quali almeno in qualche misura si compensano reciprocamente, piuttosto che decisioni imposte da una sola canaglia), all’opzione per la mercantilizzazione di tutto e di tutti e alla pretesa, semplicemente ridicola ancor prima che funesta, di misurare-quantificare-classificare tutto e tutti; (ri)scoperta della cooperazione come argine al coatto arrazzamento prescritto dalla parola d’ordine di una continua competizione, ovviamente riservata-imposta solo alla grande maggioranza dei sottoposti e accuratamente schivata dai “padroni del vapore” allocati nelle varie stanze dei bottoni, gli an-archici per definizione che si sottraggono strutturalmente alle leggi da loro stessi bandite; (ri)apprezzamento dell’in-utile, dell’im-produttivo o solo indirettamente-lontanamente produttivo (quindi anche e soprattutto dell’umanistico) come antidoto, fra le tante altre cose, alle politiche ispirate al mantra della radicale funzionalizzazione-subordinazione dello studio alla applicazione-al lavoro (politiche che, oltre ad essere intrinsecamente sbagliate, risultano anche ridicolmente ipocrite nel periodo in cui le fallimentari ricette economiche della troika, ovvero dell’estrema destra neoliberista, determinano che il lavoro non si trovi o si trovi a condizioni più o meno umilianti)

    • Quindi, mi sembra che Ciro “sa che cosa non vuole ma non sa che cosa vuole”.

    • Non vedo di cosa discutete: la storia ha decretato la vittoria senza se e senza ma del comunismo cinese.

  8. Non mi è chiara una questione, qualche attento osservatore saprebbe illuminarmi? Da quanto ho capito io, la specializzazione medica non sarebbe equiparata a un dottorato (come é stato invece fatto dall’European Research Council) ma eletta a uno dei possibili, necessari, titoli aggiuntivi. Oppure chi é in possesso di specializzazione medica puó accedere ai concorsi RTDb anche senza dottorato? Se é come penso io, mi sembrerebbe a questo punto equo prevedere un minimo riconoscimento anche a chi ha conseguito una specializzazione non medica, equiparando quest’ultima (ad esempio) almeno a uno dei tre anni richiesti.

    • per equiparare tutto l’equiparabile è il momento buono: abbiamo una ministra che ha equiparato la sua licenza elementare a una laurea magistrale … figuriamoci se non si possa equiparare una specializzazione a un dottorato, un cavalierato ad una laurea honoris causa e via via equiparando si può anche fare a meno dell’università, così la finiamo con sti parrucconi di universitari … anzi togliamo il valore legale alla laurea così diventa tutto più facile.

    • io ha fatto la proposta in consiglio di dip: 20.000 euro ,e laurea arriva direttamente a casa. Si viene solo il primo giorno, e alla tesi per festaggiare con lo champagne con i famigli.

    • Capisco la difficoltà da parte di molti di entrare nel merito di un argomento specifico, tuttavia faccio presente che un percorso di specializzazione non è cosa totalmente estranea al concetto di ricerca. Per numerose Scuole di Specializzazione (presenti nell’ordinamento universitario da molti decenni), in particolare quelle in discipline attinenti il patrimonio culturale ma non solo, si tratta di un biennio (di fatto un triennio se si aggiunge il tempo necessario per scrivere e discutere la Tesi) in cui si fa ricerca. Non uno stage di qualche mese presso un’azienda privata.
      Per l’accesso ai concorsi RTDb il dottorato resta una condizione necessaria per tutti, area medica compresa, ma l’aver conseguito anche un diploma di specializzazione puó sostituire gli ulteriori titoli richiesti. Non è quindi così esecrabile che anche altre specializzazioni possano contribuire in minima parte al raggiungimento di tali titoli.

    • Massimo C says:

      Credo che l’unico titolo per accedere a RTDb sarebbe dovuto essere RTDa. La scelta di aprire agli assegnisti post-riforma e ai possessori di ASN, nonché medici specializzati, ha di fatto reso “inutile” passare per l’RTDa.
      Ciò premesso, se uno specializzato di area medica (alcuni corsi durano 3 anni) può accedere direttamente a RTDb, credo che chi è in possesso di specializzazione non medica dovrebbe poter accedere almeno a RTDa.

  9. Non capisco: chi avesse l’abilitazione per associato o ordinario può aspirare a diventare ricercatore, ancorché B? per poi diventare associato?

    • Johnny mnemonico says:

      Sì, la novità è recente, e se non erro è contenuta nell’ultima legge di stabilità. I bandi rtdb del 2017 saranno quindi aperti anche agli abilitati. E’ una questione controversa: da un lato non è giusto che gli abilitati occupino posti riservati a giovani dottorandi, dall’altro era assurdo che un abilitato con numerosi titoli, ma sprovvisto di almeno 3 anni di assegni di ricerca, non potesse partecipare ad un rtdb.

    • E dal terzo lato, si è in qualche modo preso atto che ci sono quasi più probabilità che nevichi a Taormina a Ferragosto di quante ce ne sono che un abilitato non strutturato divenga associato per la via diretta della vittoria in un concorso ad associato

  10. aristotele says:

    mi ricollego a marinella: il possesso dell’ASN sostituisce il triennio di contratti a vario titolo? questa sì ch’è una innovazione (comunque la si giudichi) – il vincolo dei trienni post-doc era un modo, nella mia esperienza, per avvantaggiare chi comunque era riuscito ad agganciarsi bene all’establishment degli arraffatori di PRIN et similia…

  11. Massimo C says:

    Io non sono un giurista e mi perdo ogni volta che leggo queste “cose”.
    Chiedo così conferma della mia interpretazione:
    – per il lettera A ci vuole dottorato o equivalente (tra cui specializzazione medica dice la legge)
    – per il lettera B, ci vuole lettera A o tra anni da assegnista o ASN o specializzazione medica.
    Se così fosse chi possiede specializzazione di area medica (senza dottorato o altro titolo) può partecipare sia lettera A che B?

    • Nicola Ferrara says:

      E’ proprio così. Mentre è ragionevole l’equiparazione del dottorato di ricerca con la specializzazione medica (si tratta di formazione post-laurea pagata circa 1700,00 Euro al mese con obbligo orario di non meno di 38 ore settimanali e che dura 4 o 5 anni a secondo della specializzazione), è meno comprensibile per accedere alla tipologia b) l’equiparazione della specializzazione alla abilitazione o ai tre anni di ricercatore di tipo a) (o assegno di ricerca), a cui peraltro si può accedere solo dopo aver conseguito il dottorato o la specializzazione.
      Mi sembra ci sia un pò di confusione.

  12. Specializzazione e dottorato dovrebbero essere due cose completamente diverse. Equipararli, in qualsiasi campo, è pericoloso!!!
    Un dottore di ricerca dovrebbe essere guidato a diventare bravo nel programmare e condurre una ricerca; uno specializzando medico dovrebbe essere guidato a diventare bravo nel fare diagnosi e terapie appropriate nella pratica clinica.
    Sono due cose completamente diverse!!!
    Ci meravigliamo poi che uno riesce a fare il ginecologo per anni senza mai aver preso nemmeno la laurea???

    • domanda: i cv dei candidati all’asn verranno pubblicati?

    • Penso che debbano esserlo. Ma con tempi italici e ministeriali. Potevano esserlo dal 3. Ci aggiorniamo al 16. Per ora

  13. Nicola Ferrara says:

    @Paolo “Specializzazione e dottorato dovrebbero essere due cose completamente diverse”.
    Alcune considerazioni:
    a) Innanzitutto va ricordato che l’equiparazione tra dottorato di ricerca e specializzazione medica (nei settori coerenti) era già presente nella legge Gelmini 240/2010.
    b) un percorso a tempo pieno nella formazione specialistica è tutt’altro che incompatibile (anzi) con l’acquisizione del metodo scientifico e di competenze adeguate a svolgere correttamente la ricerca clinica.
    c) il solo dottorato di ricerca non dà la possibilità sul piano giuridico (e non solo giuridico) di essere autonomo nella gestioni di protocolli di ricerca clinica.
    d) l’equiparazione è solo teorica, se durante il percorso di specializzazione lo specializzando non ha acquisito competenze scientifiche dimostrate con qualitativamente adeguate pubblicazioni, attesa l’ampia e vasta competizione nell’Area 06, difficilmente potrà (o vorrà) intraprendere una carriera universitaria che prevede un lungo percorso precario ad ostacolo con il rischio di non potersi nemmeno abilitare.
    e) la non equiparazione dovrebbe prevedere l’obbligatorietà per un medico (tanto pazzo da voler fare la carriere universitaria) l’acquisizione di entrambi i titoli (4/5 anni per la specializzazione + 3 anni dottorato) con una ulteriore dilatazione del periodo di formazione.
    f) A mio parere quello che trovo strano nella attuale normativa non è l’equiparazione, ma il fatto che con la sola specializzazione si possa accedere ai concorsi di ricercatori a tempo determinato di tipo b) saltando la necessità dei tre anni di tipo a) o dei tre anni di assegno. Sarebbe interessante capire il perchè di questa innovazione normativa.

    • Anche io trovo strano “… il fatto che con la sola specializzazione si possa accedere ai concorsi di ricercatori a tempo determinato di tipo b)” …

      Non è completamente vero che “e) la non equiparazione dovrebbe prevedere l’obbligatorietà per un medico (tanto pazzo da voler fare la carriere universitaria) l’acquisizione di entrambi i titoli (4/5 anni per la specializzazione + 3 anni dottorato) con una ulteriore dilatazione del periodo di formazione.”
      Gli ultimi anni di specializzazione possono essere fatti insieme al percorso di dottorato.
      E comunque per ottenere l’abilitazione non è necessario ne essere specializzati ne dottorati … almeno teoricamente. Quindi che motivo c’è di equipararli?

  14. Nicola Ferrara says:

    @Paolo “Gli ultimi anni di specializzazione possono essere fatti insieme al percorso di dottorato”.
    E’ solo parzialmente vero in quanto la frequenza congiunta può essere disposta solo durante l’ultimo anno della scuola di specializzazione e deve essere compatibile con l’attività e l’impegno previsto dalla scuola medesima a seguito di nulla osta rilasciato dal consiglio della scuola medesima. Nel caso di specie si acquisisce il dottorato dopo due anni dalla specializzazione, quindi dopo 6 o 7 anni dall’inizio del percorso post-laurea.
    @Paolo “comunque per ottenere l’abilitazione non è necessario ne essere specializzati ne dottorati … almeno teoricamente. Quindi che motivo c’è di equipararli?” Anche questo è vero, ma rimane il problema che, a mio modesto parere, per arrivare alla abilitazione è necessario acquisire adeguate esperienze nazionali ed internazionali nell’ambito della ricerca attraverso un percorso “remunerato” post-formazione (ricercatore a, assegnista di ricerca, post-doctoral fellowship in università straniere, etc). Rimane quindi poco comprensibile perchè con la sola specializzazione si possa concorrere per un posto di ricercatore b) che è una tenure track veloce all’associazione.

  15. Sebastiano says:

    Buonasera,
    pongo qui la domanda perché non riesco a trovare questa informazione da nessuna parte. Avere una posizione come “assistant professor with tenure track” all’estero è una qualifica sufficiente per soddisfare i requisiti per un bando per RTDb?
    Nello specifico io dopo il dottorato ho fatto un anno di post-doc in Italia e al momento ho un contratto come assistant in un università estera (da 5 mesi). Potrei partecipare a un bando per RTDb?
    Grazie

  16. andrea1980 says:

    è stato pubblicato il 10 gennaio un bando per 18 RTD-B dall’università di Palermo, ma NON è consentito a chi ha l’abilitazione prendervi parte!
    http://www.unipa.it/amministrazione/area4/set27/.content/2017/ricerc_TDB/18_posti-bando_rtdb.pdf

    scandalo!

    • Beh, se non è consentito a chi ha l’abilitazione IN QUELLO STESSO SSD più che scandaloso è fuori legge, e la legge si applica automaticamente a un bando difforme, ricordo.

  17. Anche presso università di Torino ci sono bandi pubblicati nel 2017 con l’assenza di questi nuovi criteri espressi nella LDS. A Palermo però il decreto rettorale era stato firmato a fine 2016. Voi pensate che è una regola subito attuativa e obbligatoria per i prossimi bandi??

  18. Qualcuno gentilmente potrebbe mandarmi il link alla legge sulla partecipazione ai concorsi RTDa? Su internet non riesco a trovarla! Grazie mille!

  19. Nessuno scandalo. Se il bando è stato redatto prima del 1 gennaio 2017 è normale che non riporti le novità. Sarebbe fuori legge altrimenti. Infatti il comma 338 entra in vigore solo dopo la pubblicazione sulla G.U. del 1 gennaio.

    Ma anche se così fosse, il candidato può fare domanda indicando che possiede l’ASN e che chiede di essere ammesso secondo la nuova legge.

    Non possono dire di no.

  20. sonicmauro says:

    Salve
    volevo chiedere se un ricercatore di tipo A può fare nuovamente un concorso da ricercatore di tipo A se ha già fatto il 3+2.
    Atra domanda: possedere una specializzazione medica è equiparabile ad un dottorato? è possibile definirsi Ph.D. ?
    Grazie Mille
    Saluti

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