Anvur / Argomenti / Meritocrazia / Reclutamento

Abilitazioni: l’ultima stazione della via crucis dei concorsi universitari italiani

Dopo quattro anni di blocco, riparte la via crucis dei concorsi universitari. Il ministero ha appena pubblicato il bando per le abilitazioni. Il sistema concorsuale introdotto dalla legge Gelmini prevede una procedura in due fasi: nella prima, di cadenza periodica, gli aspiranti professori debbono cercare di conseguire l’abilitazione in una prova selettiva nazionale; nella seconda, gli atenei bandiscono i concorsi, per ricoprire i ruoli di professore associato ed ordinario, ai quali possono partecipare solo coloro che hanno conseguito l’abilitazione nazionale (qui giova osservare che, per un certo periodo, gli atenei possono chiamare direttamente, senza concorso, gli abilitati). Si tratta di una procedura solo apparentemente ragionevole che produrrà effetti insoddisfacenti e, forse, imbarazzanti. Vediamo di capire il perché.

La legge Gelmini non prevede alcun criterio particolarmente restrittivo per l’attribuzione dell’abilitazione nazionale: in teoria, se tutti i candidati di una disciplina superassero un determinato standard qualitativo, potrebbero essere tutti abilitati. Si tratta di una previsione che, ipocritamente, non tiene conto che, senza vincoli, il numero degli abilitati sarebbe estremamente elevato (ma perché mai i membri delle commissioni dovrebbero confliggere per fare una selezione quando questa selezione non è obbligata?).

Di fronte a questo problema è intervenuta l’Anvur che, con uno dei decreti ministeriali più confusi della storia della Repubblica italiana, ha cercato di porre un vincolo selettivo alle abilitazioni con l’introduzione del concetto di mediana da applicare sia agli aspiranti commissari sia ai candidati all’abilitazione. L’Anvur, attraverso una serie di indicatori bibliometrici e di attività scientifica, dividerà gli aspiranti commissari in due parti e solo il 50% potrà aspirare a fare il commissario. Simmetricamente, solo i candidati che avranno un indicatore di attività scientifica superiore al valore mediano della fascia professorale per la quale vogliono concorrere potrebbero essere abilitabili. Complicato? No, solo confuso, perché come dimostrato ampiamente (su www.roars.it) tutta la procedura è confusa (e variamente ricorribile in sede giurisdizionale): i dati su cui si calcoleranno le mediane sono poco affidabili e, soprattutto, stando al bando di concorso, se le commissioni volessero potrebbero darsi criteri diversi da quelli della mediana dell’Anvur (ma forse no!).

Ma c’è di più: il bando del concorso è davvero stupefacente su molti punti. In questa sede basta ricordarne uno tra tanti, e cioè lo spazio temporale concesso ai candidati per fare domanda: dal 27 luglio al 20 novembre. Quasi quattro mesi, un periodo di tempo mai visto nella storia dei concorsi pubblici italiani. Elemento che risulta ancora più bizzarro se si tiene conto che i commissari, stando alle regole vigenti, avranno solo tre mesi di tempo per esprimere i giudizi finali: un lasso di tempo davvero stretto, se si pensa che in molti settori concorsuali il numero dei candidati sarà tale che i commissari potrebbero trovarsi a dover leggere decine di migliaia di pagine. Delle due l’una: o si assume che i commissari non leggeranno i lavori sottoposti a valutazione (e quindi commetteranno un’azione illegale) oppure si assume che gli stessi commissari per tre mesi si applicheranno 24 ore al giorno solo in questa attività, senza dormire, smettendo di santificare  la domenica, di fare lezione, ricevimento, studiare.

Siamo davvero davanti ad una via crucis che, cercando di mettere un po’ di ordine nella discutibile storia dei concorsi universitari italiani, rischia di rappresentarne solo una nuova ed egualmente dolorosa stazione.

 

 

 

 

Sarebbero, invece, necessarie un po’ di chiarezza e una diretta assunzione di responsabilità da parte del ministro che dovrebbe almeno:

-        rendere ragionevole la tempistica delle commissioni (bastano due parole di emendamento alla legge Gelmini che diano per lo meno 6 mesi di tempo ai valutatori);

-        chiarire definitivamente se la “mediana” è vincolante o non per essere abilitabili;

-        dire la verità ai candidati, e cioè che solo pochissimi tra gli aspiranti all’ordinariato e pochi tra gli aspiranti alla posizione di professore associato riusciranno ad essere promossi, se abilitati, nei prossimi cinque anni, viste le restrizioni finanziarie a cui sono sottoposte le università.

Così si renderebbe la procedura concorsuale più sgarruppata che si ricordi, se non gaudiosa, una stazione della via crucis dei concorsi un po’ meno dolorosa.

 

(Pubblicato su Europa del 31 luglio 2012)

Tags: , , ,

16 Comments

  1. ccarminat says:

    Stamattina -non per caso- ho riletto un vecchio post di Giovanni Federico su nFA e, incidentalmente, ci ho trovato un’osservazione interessante, che potrebbe rispondere all’enigma degli strani tempi del bando (dilatati per la domanda, ristretti per la commissione):

    “Mi sembra altamente probabile, anche se non sicuro, che quasi tutti gli ammessi all’abilitazione passino. Sarebbe infatti molto difficile negare l’abilitazione al passaggio di fascia ad un candidato che vanta più pubblicazioni di almeno la metà dei suoi futuri colleghi.”
    (GF, dal penultimo paragrafo di http://tinyurl.com/cuqcn37 )

    Ovvero: “naturale corollario del criterio della mediana e’ che tale criterio sia non solo necessario, ma anche sufficiente”.

    E, in effetti, se la commissione dovesse solo vagliare qualche caso borderline o dubbio, i tre mesi sarebbero ampiamente sufficienti.

    Penso che questo ragionamento non faccia una piega. Infatti, il problema sta nella premessa, ovvero che si debba applicare il famigerato criterio della mediana anche per scremare i candidati (e su questo punto concordo con le perplessita’ espresse in diversi articoli apparsi su ROARS).

    Le problematiche legate al criterio della mediana (che diventa il centro nevralgico del concorsone) spiegherebbe anche i tempi dilatati del bando: mi pare che l’ANVUR sia un po’ in affanno, e forse non han ancora deciso che pesci pigliare.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “Mi sembra altamente probabile, anche se non sicuro, che quasi tutti gli ammessi all’abilitazione passino. Sarebbe infatti molto difficile negare l’abilitazione al passaggio di fascia ad un candidato che vanta più pubblicazioni di almeno la metà dei suoi futuri colleghi.”

      Nel frattempo si è deciso di calcolare le mediane in base alle pubblicazioni caricate in modo volontaristico sul sito docente. Nei settori non bibliometrici regna la confusione (non si sa se le mediane sono due o tre) e in molti settori le mediane potrebbero essere superate da una larga percentuale dei candidati. La pretesa severità si sta tramutando nel caos e forse anche in una specie di abilitazione “ope legis”. Un vero disastro che lascerà sul campo migliaia di abilitati (forse più di diecimila) con scarse probabilità di far valere il loro titolo. Diventeranno di nuovo decisivi i concorsi locali, che in assenza di regolazioni generali (per es. sorteggio di quattro commissari su cinque) saranno esposti ai giochi di potere che conosciamo. Uno spreco di tempo, energie e denaro per tornare al punto di partenza. Per non dire della perdita di credibilità di Ministero e ANVUR che strada facendo hanno emanato regole confuse, contraddittorie e inattuabili.

      “E, in effetti, se la commissione dovesse solo vagliare qualche caso borderline o dubbio, i tre mesi sarebbero ampiamente sufficienti.”

      Viene da pensare che sarà così. È bene sottolineare che ciò è in violazione dei decreti e delle delibere che prevedono un giudizio di merito della commissione anche rispetto al curriculum. Un’ulteriore ferita nei confronti della serietà del processo di abilitazione.

      Sembra che alla fine interessi solo la facciata.

      - Il ministro ha varato il bando (una bagnarola minacciata dagli scogli dei ricorsi, ma basta che non se ne parli troppo sui giornali)

      - L’ANVUR ha avuto le sue mediane (un vero pasticcio relativamente a regole, dati e procedure di calcolo, ma non importa se il Sole 24 Ore continua a sfornare articoli a sostegno dell’agenzia)

      - Se i ricorsi non affondando la nave, migliaia di candidati avranno la loro abilitazione (carta straccia ma chi se ne cura, tranne loro, quando se ne renderanno conto). Qualcuno rimarrà fuori perché ha pubblicato monografie oppure non ha pubblicato in riviste di classe A, ma per colpire cialtroni e mediocri qualche ingiustizia è purtroppo inevitabile.

      - Rettori e poteri locali avranno di nuovo il vero potere decisionale nel reclutamento (mentre all’opinione pubblica verrà venduto l’avvento della rivoluzione meritocratica)

    • Augusto Cosentino says:

      Sui giornali non se ne parla quasi per nulla. Ma le mediane ci sono? Quelle definitive?

    • ccarminat says:

      Questa analisi mi trova abbastanza concorde, anche se -lo confesso- ultimamente ho rinunciato a seguire con attenzione l’evovlversi della situazione.

      Il nodo di fondo e’ la gestione del pateracchio normativo ereditato dalla gestione Gelmini. In particolare, il filtro bibliometrico per riparare alle falle determinate da un concorsone a lista aperta e’ una questione tutt’altro che banale.

    • concordo in toto. Il filtro quantitativo è stato introdotto per sfiducia verso le commissioni, ma finirà per dare comunque luogo ad abilitazioni di massa e poi a serrate contrattazioni locali. Personalmente preferivo il sistema con il sorteggio di 4/5 dei commissari per i concorsi locali. Una possibilità sarebbe reinserirlo e mettere ordine nella babele dei regolamenti locali.Resta però il problema del 50% di soggetti che possono “scorrere” senza concorso…

  2. ccarminat says:

    Ooops! Il link che ho incluso sopra punta ad un commento, io in realta’ intendevo il post principale:

    http://tinyurl.com/79ml7xz

  3. Dei tre punti conclusivi concordo su due, il terzo è pleonastico: se c’è qualche docente che, visti gli ultimi decreti, non ha capito che, nonostante un’idoneità praticamente aperta, sarà quasi impossibile far carriera, probabilmente non è nel pieno del proprio intelletto..

    • ccarminat says:

      Io credo che qualche posticino continuerà ad esserci, ma la selezione sarà determinata, più che dall’abilitazione, dai rapporti di forza in sede locale (= bisognerà esser ben paraculati – nulla di nuovo sotto il sole).

      Proprio per questo ultimamente ho rinunciato a seguir con attenzione le vicissitudini delle regole del concorsone, che ha sempre più l’aspetto dello psicodramma (nella migliore tradizione dei concorsoni nazionali).

  4. Io continuo ad essere ottimista.

    Mi sono laureato nel 1991 in piena tangentopoli e successiva svalutazione della lira. Da allora ho sempre sentito parlare di disastro, disastro, disastro. Nel frattempo ho ottenuto in successione: una cattedra al liceo, un posto di ric. a TD al CNR, ed ora PA all’Univ.
    E non sono l’unico. Pero’ sembra che io sia il solo ottimista
    in giro, boh.

    Nel mio settore concorsuale i PO sono pochini, e un grande numero (piu’ della meta’) ha dei parameteri bibliometrici strafighi. Non mi sembra poi cosi ovvio che, nel mio settore, molti candidati superino le mediane. Stessa cosa per l’abilitazione alla II fascia.

  5. liberamente says:

    Oggi sarebbero dovuti essere pubblicati da Anvur i dati sulle mediane dei vari settori. Il famoso decreto 50 (del 6 giugno) ne prevede la pubblicazione entro 60 giorni. Se non oggi, al massimo il prossimo lunedì. Qualcuno ha novità a questo proposito?

  6. Chi l’ha detto che v erranno fuori il 10? L’ANVUR non ha ancora risposto a questi quesiti del CUN:

    IL CONSIGLIO UNIVERSITARIO NAZIONALE
    …. omissis … Al fine di garantire i buoni esiti delle abilitazioni nazionali
    CHIEDE
    che venga fornita un’interpretazione autentica del combinato disposto dell’art. 3 comma 3 e dell’art. 6 comma 5, in merito alla facoltà delle commissioni di discostarsi dall’utilizzo degli indicatori di attività scientifica definiti all’art. 6 del citato DM 76/2012;
    CHIEDE ALTRESI’
    che venga fornita in via interpretativa una definizione del concetto di «normalizzazione per età accademica» presente negli allegati A e B del DM 76/2012.

  7. Augusto Cosentino says:

    Quindi cosa succede? Se saltano le mediane, salta tutta la procedura…

  8. Queste cose non sono gia’ chiarite nel documento ANVUR
    “La normalizzazione degli indicatori per l’età accademica”
    che si trova qui
    http://www.anvur.org/?q=asn-documenti
    ?

  9. Il problema è che il documento che citi è in contraddizione con il decreto ministeriale, perché l’indice h_c non è la stessa cosa dell’indice h normalizzato, nonostante i ridicoli e patetici tentativi di giustificarsi di chi ha scritto quel documento ANVUR. Anche il CUN sa bene che esiste questo problema e quindi chiede al Ministro di fare chiarezza una volta per tutte. Sperando che si eviti che passi una interpretazione palesemente illegale come quella proposta da ANVUR (altrimenti sì che fioccano i ricorsi).

  10. Le mediane dovrebbero uscire, salvo proroga, entro domani 10 agosto, ossia entro 60 gg dalla pubblicazione in GU del decreto. Siccome il decreto è stato pubblicato l’ 11 giugno (anche se è stato firmato il 6 giugno), con 60 gg si arriva esattamente al 10 agosto.

Leave a Reply