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Abilitazioni e mediane ANVUR: dipaniamo il “caos strisciante”

Primi commenti alle mediane per le aree bibliometriche

1. L’ANVUR come Schettino punta sugli scogli

Il Decreto “Criteri e parametri” (D.M. n. 76 del 7 giugno 2012) specifica che i parametri bibliometrici vadano normalizzati per l’età accademica. Tra di essi rientra anche l’h-index la cui normalizzazione è formulata in modo ancor più preciso nell’art. 17 della Delibera ANVUR n. 50 del 21/06/2012

Ai fini della procedura di abilitazione, la normalizzazione per età accademica degli indicatori avviene dividendo il valore di ogni indicatore per l’età accademica, rilevabile dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale.

In un documento successivo, non avente validità di delibera, ma pubblicato “a cura del Consiglio Direttivo dell’ANVUR” sul sito dell’agenzia, l’ANVUR aveva comunicato che, invece di normalizzare l’h-index, avrebbe usato un indice alternativo, il contemporary h-index. Su Roars abbiamo già spiegato che l’uso del contemporary h-index è in aperta contraddizione con il D.M. 76 e la Delibera ANVUR N. 50 e che la sua adozione renderebbe la procedura di abilitazione indifendibile nei confronti di eventuali ricorsi presentati da candidati, danneggiati dall’esclusione sancita mediante un indice in aperta contraddizione con il decreto ministeriale. Abbiamo anche riferito di come tale problema sia stato sollevato nel corso della recente audizione del ministro Profumo al CUN. Il CoNPAss ha dichiarato di essere a conoscenza di candidati che sarebbero danneggiati dall’ingiustificato cambio di indice e ha promesso assistenza legale gratuita ai ricorrenti.

A fronte di tutto ciò, desta sorpresa la scelta di pubblicare le mediane calcolate usando il contemporary h-index. Infatti, il sicuro successo di eventuali ricorsi rende molto probabile il blocco della procedura di abilitazione. Vi sono due spiegazioni plausibili per le “mediane suicide”:

  1. Sappiamo già che il minstro teme che la numerosità degli abilitati sia eccessiva (Mediane e altre catastrofi: dichiarazioni di Profumo al CUN), ma è plausibile che non voglia prendersi la responsabilità di ritardare il procedimento per introdurre ulteriori norme potenzialmente impopolari. Meglio mandare la nave al naufragio preparandosi a scaricare la responsabilità sugli scogli, ovvero sui ricorrenti.
  2. Le mediane calcolate seguendo il dettato del D.M. “Criteri e parametri” producevano risultati talmente paradossali da rendere evidente l’assurdità delle regole bibliometriche ostinatamente volute dell’ANVUR contro ogni evidenza scientifica e giuridica e senza un’approfondita analisi preliminare. A questo punto, piuttosto che riconoscere la propria incompetenza, meglio sfidare gli scogli e giocare d’azzardo con la carriera di qualche decina di migliaia di universitari italiani. Il contenuto del documento ANVUR sulla “normalizzazione degli indicatori per l’età accademica” convaliderebbe questa seconda spiegazione.  Infatti, secondo il documento ANVUR, il nuovo indice sarebbe stato introdotto perché “si comporta bene su un campione esteso di 1400 fisici italiani” spiegando che sarebbe in grado di superare i (non meglio precisati) “problemi legati alla normalizzazione diretta dell’indice h che si otterrebbe dividendone il valore per l’età accademica”.

2. Candidati: come capisco se sono sopra le mediane?

Purtroppo, non è banale. Nelle tabelle pubblicate dall’ANVUR, per ogni settore ci sono tre mediane:

# articoli norm.            # citaz. norm.            indice h_c

Esaminiamole una alla volta, tenendo bene a mente che per superare il filtro bibliometrico occorre superare almeno due mediane su tre.

2.1 Numero di articoli normalizzati

È relativamente facile controllare la prima mediana che riguarda il numero di articoli pubblicati nel decennio 2002-2012 e presenti sulle versioni online di Web of Science e Scopus.

Si noti che l’ANVUR ha capito che non è in grado di stabilire con certezza quali articoli fossero pubblicati prima o dopo giugno 2002 ed ha pertanto deciso di ritenere validi anche quelli pubblicati tra gennaio e giugno 2002:

… si è quindi proceduto includendo tutti gli articoli del 2002. Con riferimento all’anno 2012, sono stati inseriti tutti gli articoli presenti sulle versioni online di Web of Science e Scopus.

Si tratta di un’ulteriore violazione del D.M. “Criteri e parametri” che parla del

numero di articoli su riviste contenute nelle principali banche dati internazionali e pubblicati nei dieci anni consecutivi precedenti la data di pubblicazione del decreto di cui all’articolo 6, comma 1, del Regolamento

Dato che l’aggiunta degli articoli pubblicati tra gennaio e giugno 2002 alza il valore delle mediane, questa violazione del D.M. potrebbe fornire ulteriore appiglio ad eventuali ricorsi.

Tornando ai nostri calcoli, dobbiamo contare il numero di articoli pubblicati nel periodo 2002-2012 su riviste presenti in almeno una delle banche dati Web of Science e Scopus. È necessaria una normalizzazione solo se l’età accademica (definita dal D.M. “Criteri e parametri” come “il periodo di tempo successivo alla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale”) è inferiore a dieci anni. Per esempio, se l’età accademica è pari a 4 anni, bisogna moltiplicare il numero di articoli per 10/4=2,5. L’argomento dell’età accademica è particolarmente spinoso e, prima di procedere con le altre mediane, merita una discussione a parte.

2.2 È lecito mentire sull’età?

Ad un ricercatore la cui vera età accademica è pari a 10 anni, ma che ha pubblicato soprattutto negli ultimi 5 anni, converrebbe “nascondere” i lavori più vecchi di 5 anni. Infatti, se la sua età accademica fosse pari a 5, applicando la normalizzazione si troverebbe a moltiplicare il numero dei suoi articoli degli ultimi 5 anni per 10/2 =2, ovvero li raddoppierebbe. Ma questo è disonesto! - direte voi. In realtà, tra le FAQ dell’ANVUR era apparsa una nota, prontamente scomparsa (Abilitazioni e ANVUR: mamma, mi sono perso la FAQ sulla manipolazione dell’età accademica!), che precisava che l’età accademica sarebbe stata calcolata solo in base ai prodotti di ricerca presentati dal candidato e non in base a quelli presenti nel sito docente:

Poiché il valore normalizzato rilevante per i candidati è quello dichiarato alla commissione, non vi è alcun incentivo razionale a manipolare l’età accademica nella compilazione del sito docente.

Insomma, una specie di strizzata d’occhio ai candidati: non massacrate l’archivio del CINECA cancellando le vostre prime pubblicazioni. Tanto, noi chiuderemo un occhio e faremo finta di vedere solo le pubblicazioni che dichiarerete nell’atto di presentare domanda di partecipazione. Se ciò fosse confermato, il candidato che non passa la mediana potrebbe provare a rifare i conti eliminando le sue prime pubblicazioni, sperando che ridurre l’età gli consenta di superare la fatidica soglia. Ovviamente, se si eliminano delle pubblicazioni si perdono anche le relative citazioni (vedi sotto), ma se le prime pubblicazioni erano poco citate, il gioco può valere la candela. Vedremo se l’ANVUR pubblicherà una FAQ che spieghi una volta per tutte se mentire sull’età, oltre che essere consentito alle signore, è lecito anche per i ricercatori. Bisogna anche capire quali strumenti tecnici e legali avranno l’ANVUR e le commissioni per verificare l’età accademica dei candidati. Se mi “dimentico” di segnalare alla commissione un mio vecchio articolo, di cosa mi rendo responsabile?

2.3 Numero di citazioni normalizzate

La seconda mediana è molto meno facile. Per ognuno dei propri prodotti di ricerca  (tutti gli articoli, atti di conferenze, etc., a partire dall’inizio della propria carriera) bisogna recuperare le citazioni ricevute nelle due banche dati di Web of Science e Scopus e prendere il valore massimo. Un lavoraccio. Non sperate in facili scorciatoie. Come scrive l’ANVUR:

E’ opportuno sottolineare che tale numero non coincide in generale a quello che ogni docente può ottenere interrogando il proprio profilo in ciascuna delle due banche dati.

Aggiungiamo che il numero cercato non coincide nemmeno con il minimo, il massimo o la media dei due numeri. Dovete proprio recuperare le citazioni di tutte le vostre pubblicazioni e attribuire a ciascuno il numero di citazioni massimo tra i due numeri forniti da Web of Science e Scopus. Tale massimo non rappresenta il vero numero di citazioni, ma solo una stima per difetto. Pertanto la seconda mediana è scientificamente assai dubbia, ma i rapporti tra l’ANVUR e il rigore scientifico sono sempre stati un po’ freddini.

A questo punto, bisogna dividere il risultato per l’età accademica (definita come sopra). Come già detto, non è chiaro se sia lecito – o tacitamente tollerato – mentire sulla propria età accademica.

2.4 Contemporary h-index

Per controllare la terza mediana dovete normalizzare le citazioni dei vostri articoli, uno ad uno (meglio per voi se sapete programmare o almeno usare un foglio Excel). Recuperate le citazioni già utilizzate per la seconda mediana e normalizzatele secondo la seguente formula:

citazioni_normalizzate = 4 x citazioni / (1+età)

dove

citazioni = citazioni ricevute dall’articolo

età = anni trascorsi dalla data di pubblicazione

Per esempio, le 10 citazioni ricevute da un articolo pubblicato nel 2012, una volta normalizzate, diventeranno

citazioni_normalizzate = 4 x 10 / (1 + 0) = 40

Invece, se un articolo pubblicato nel 2009 ha ricevuto 10 citazioni, otterremo

citazioni_normalizzate = 4 x 10 / (1 + 3) = 10

mentre 10 citazioni di un articolo del 2005 diventano

citazioni_normalizzate = 4 x 10 / (1 + 7) = 5

In pratica, vengono “premiate” le citazioni degli articoli recenti e penalizzate quelle degli articoli più vecchi. Nella formula, la scelta del numero “4” non ha un particolare fondamento scientifico, ma influisce sul risultati attribuendo un importanza abnorme alle citazioni degli articoli degli ultimi tre anni. Se venisse usato un altro numero alcuni dei sub-soglia (che stanno sotto la mediana) diventerebbero super-soglia a spese di super-soglia declassati a sub-soglia.

L’ultimo passaggio è quasi banale: per ottenere il contemporary h-index, basta calcolare l’h-index usando le citazioni normalizzate. Che l’indice ottenuto abbia un particolare valore scientifico, è un’altra questione:

questo parametro non è consolidato neppure nella pratica bibliometrica. E’ stato proposto  appena  nel  2007  da  tre  ricercatori  greci  in  un  articolo  (“Generalized  Hirsch  h-index  for  disclosing  latent  facts  in  citation  networks”,  Scientometrics,  Vol.  72,  No.  2  (2007)  253–280),  nel  quale  peraltro  vengono  esaminate  una  decina  di  diverse  normalizzazioni  di  h,  senza  pervenire  alla  conclusione  che  una  sia  in  generale  migliore  delle  altre.

(Caputo, Fregolent, Stella, 2012)

3. Commissari: come capisco se sono sopra la mediana?

Nel caso dei commissari la prima mediana si verifica esattamente come per i candidati: basta contare il numero di articoli pubblicati nel periodo 2002-2012 su riviste presenti in almeno una delle banche dati Web of Science e Scopus.

Per la seconda e la terza mediana, l’unica differenza rispetto ai candidati  è che non si normalizza per l’età accademica. La seconda mediana riguarda il numero di citazioni accumulate nel corso della carriera. Anche in questo caso bisogna, per ogni articolo, prendere il numero massimo di citazioni tra i due numeri riportati da Web of Science e Scopus,

La terza mediana si riferisce all’h-index calcolato usando le citazioni di ogni singolo articolo, già ricavate per verificare la seconda mediana.

4. Prime conclusioni

Dal punto di vista giuridico, l’ANVUR ha consegnato le abilitazioni nelle mani degli avvocati. La scelta di usare l’h-index contemporaneo al posto dell’h-index normalizzato rende la procedura indifendibile, se qualcuno dei candidati presenterà ricorso. Una scelta difficilmente comprensibile se non alla luce della volontà di mandare tutto a monte usando i ricorrenti come capro espiatorio. Alternativamente, potrebbe essere un azzardo disperato, reso obbligato dalla consapevolezza che rispettare le regole del D.M. “Criteri e parametri” (ostinatamente volute dalla stessa ANVUR) avrebbe reso evidente l’incompetenza di chi aveva concepito regole astruse e paradossali senza adeguate valutazioni preliminari.

Nei prossimi mesi decine di migliaia di universitari e precari dedicheranno ore del loro tempo in astrusi rompicapi bibliometrici per calcolare numeri privi di base scientifica ma decisivi per la loro carriera. Siamo oramai avviluppati nel “caos strisciante”, frutto di una micidiale miscela di presunzione e incompetenza che, pur celate dietro le cabale bibliometriche, vengono smascherate ogni qual volta si getta luce su queste procedure prive di basi giuridiche e scientifiche.

 

“E su tutto, in questo ripugnante cimitero dell’universo, si ode un sordo e pazzesco rullìo di tamburi, un sottile e monotono lamento di flauti blasfemi che giungono da stanze inconcepibili, senza luce, di là dal Tempo; la detestabile cacofonia al cui ritmo danzano lenti, goffi e assurdi, giganteschi, tenebrosi ultimi dèi. Le cieche, mute, stolide abominazioni la cui anima è Nyarlathotep”. (H.P. Lovecraft)

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202 Comments

  1. Scusate gli errori , ma vado di fretta!

  2. Io sono d’accordo con Paolo e Stef. E non dubito affatto della buona
    fede e delle buone intenzioni dell’ANVUR. Quello di cui dubito
    fortemente e’ che questo filtro sortisca gli effetti sperati. Penso al
    contrario che la scelta si riveli alla fine disastrosa. Che
    l’opacita’, le falle e le manchevolezze del sistema selettivo (molte
    delle quali ampiamente documentate e discusse su questo utile blog)
    impelaghino l’universita’ italiana in contenziosi infiniti,
    favoriscano nel breve medio e lungo periodo i furbetti e gli
    opportunisti e ci facciano perdere tempo prezioso sulla strada del
    risanamento del sistema (cosa assolutamente necessaria). Tutti noi
    saremo COSTRETTI ad orientare le nostre scelte in funzione dell’hc o
    di chissache, con una concorrenza tanto spietata quanto
    distruttiva. Sara’ mors tua vita mea, non c’e’ dubbio. Si evitera’,
    per esempio, di citare un lavoro di un concorrente diretto alla
    prossima idenoita’. Oppure di chiedere un contributo ad un collega
    competitor che lavora alla porta accanto per evitare che costui
    benefici di una preziosa MIA pubblicazione che magari prevedo sara’
    citata. In fondo non costa nulla, perche’ non farlo? Per
    “correttezza”? Per amore della scienza? E quell’altro sara’
    altrettanto corretto con me? Amera’ come me la scienza? Nell’amletico
    dubbio, meglio, molto meglio, non favorirlo. Io vedo con chiarezza
    che questo sara’ lo sbocco naturale del sistema superficiale e MAI
    sperimentato prima che l’anvur ha pervicacemnete voluto mettere in
    piedi. Lo vedo con chiarezza perche’ molti giovani rampanti
    ricercatori in Italia gia’ OGGI si comportano cosi’. “Giovani” (o
    pseudotali) che sanno erigere mirablmente in pochi anni di
    opportunistica e ben congegnata “carriera” un elevato h-index ma che
    non capiscono un acca di quello che fanno.

  3. Condivido tutto quello che scrive PP- Il solo modo pe evitare che si inneschi il circolo vizioso è fare in modo che le commissioni siano “costrette” a pubblicare e giustificare i giudizi di qualità e abbiano il potere di non fare idoneo chi non ha i parametri di qualità. Quando si capirà che quantità non basta, allora forse tutto si metterà sui giusti binari. Il dramma sarebbe l’automatismo quantità idoneità. Se la commissione scrive nei propri criteri che non farà idoneo chi non ha avuto fondi propri o non ha almeno un x percento di primi/ultimi nomi, o no ha fatto parte di un editorial board di riviste internazionali …. ogni commissione libera di stabilire i parametri qualitativi che meglio crede in base al proprio ssd. Allora forse ci sarà il tempo di aiggiustare il tiro. Questo ROARS deve fare ora. Creare pressione affinchè non sia automatico quantità-idoneità. La qualità alla lunga paga???

  4. Andrea Irace says:

    ma se la commissione dovrà esprimersi sul merito e sulla qualità, qualcuno riesce a spiegarmi la necessità di una condizione necessaria all’abilitazione basata solo su parametri quantitativi?

    O forse la volontà. in tempi di magra, è di contingentare l’accesso alle fasce superiori risparmiando cosi’ i soldi del turn-over epocale che sarebbe dovuto avvenire dal 2009 al 2013? Dati alla mano in questi anni sarà andato in pensione almeno il 30% del corpo docente italiano (per intenderci quelli entrati in massa intorno al 1980) e, viste le prospettive e la cancellazione del ruolo dei ricercatori, il sembra ci sia tutta la volontà di non rimpiazzare nessuno. Con la scusa della mediana,

  5. Scusate ma mi sfugge un elemento fondamentale. Le mediane devono essere superate in senso stretto per essere ammessi alla procedura di abilitazione, o basta “pareggiarle”?

  6. luca ciotti says:

    Un brevissimo commento. A me pare che la scelta di preferire alcuni indicatori quantitativi rispetto ad altri sia debolissima.

    1) Nel mio campo (astrofisica) la scelta di non tener conto in alcun modo del numero degli autori e’ chiaramente disastrosa. Non occorre sforzarsi per trovare eminenti astrofisici teorici di fama mondiale (Princeton, Oxford, Cambridge, etc etc ) con h index piu’ bassi di dottorandi/borsisti in collaborazioni di centinaia di persone che sfornano un paper al mese o piu’. In questi casi h index mostruosi indicano soltanto l’effetto quadratico di autocitazioni all’interno della collaborazione.

    2) Per quanto riguarda la normalizzazione all’eta’ accademica: per quale motivo il numero totale di citazioni deve essere (se non ho capito male) normalizzato all’eta’ accademica? Se io ho 20 anni di eta’ accademica, perche’ le citazioni di un mio paper di 1 anno fa devono valere la meta’ delle citazioni di un paper di un anno fa di un collega che ha 10 anni di attivita’ accademica? Cioe’, perche’ penalizzare chi ha un’eta’ accademica maggiore?

    3) Analogamente, perche’ aumentare il numero di pubblicazioni (sempre se non ho capito male) di un giovane che abbia meno di 10 anni di attivita’ accademica in base al fattore 10/eta’? In altre parole, PENALIZZO chi ha gia’ fatto, e PREMIO chi non ha fatto ancora?

    PS: onde evitare polemiche/illazioni etc etc, essendo prof. straordinario NON sono candidato e non posso essere commissario. Non faccio parte di alcun mega-gruppo di ricerca, e ho i tre indicatori piu alti di almeno un fattore 2-3 rispetto a quelli del mio raggruppamento concorsuale, sia come commissario che come candidato.

    • Guardando ISI e le mediane 02/B3 dei PO per i candidati
      non mi sembra proprio. Forse “fattore” e’ inteso come “addendo”. Ed esempio, 75 e’ minore di 2*45=90.

    • Mi correggo, 02/C1. Ma il messaggio e’ lo stesso, e pure l’esempio.

    • “In altre parole, PENALIZZO chi ha gia’ fatto, e PREMIO chi non ha fatto ancora?”

      Se non si corregge per l’età PENALIZZO chi non ha avuto il tempo di fare.
      Se io ho dieci anni di eta accademica e 30 pubblicazioni sono messo un pò meno bene di chi ha 30 pubblicazioni ma 9 anni di età accademica o 8 anni o 7 anni. In altre parole se io in 7 anni faccio 30 lavori (lasciamo perdere la qualità per il momento) teoricamente sono più produttivo di che 30 lavori li ha fatti in 10 anni quindi devo essere un pò più premiato. O no?.
      Come ho detto in qualche altro post. L’età accademica doveva avere un valore minimo imposto per tutti (strutturati e non) a far data dalla prima volta che uno è stato pagato/arruolato per fare ricerca (sia con borse, assegni, dottorato o presa di servizio). In quel caso non si potevano nascondere i lavori per accorciarsi l’età accademica. Ma questo è un altro discorso.

    • Certi discorsi sono una follia. Qui non stiamo parlando di premio ma di diritto a partecipare ad una abilitazione. Tagliare magari uno che ha fatto 30 pubblicazioni in 10 anni e fare passare uno che ha fatto le stesse pubblicazioni in 7 senza leggere una parola di quei lavori è semplicemente abominevole.
      Come si fa poi a parlare di produttività senza guardare a quelli che sono stati i compiti di quelle persone? Cosa hanno fatto in quei 10 o 7 anni, magari le differenze si spiegano perfettamente con funzioni diverse (PA da un lato e ricercatore CNR dall’altro).

  7. “ma se la commissione dovrà esprimersi sul merito e sulla qualità, qualcuno riesce a spiegarmi la necessità di una condizione necessaria all’abilitazione basata solo su parametri quantitativi?”
    Scusa, ma questa domanda mi sembra fatta da un marziano che non conosce la recente storia italiana. Gelmini & C hanno avuto gioco facile a stravolgere tutto e poi il precedente Ministro dell’economia che “con la cultura non si mangia” se la godeva per ogni porcata che gli universitari facevano nei concorsi. Gli universitari hanno fatto delle porcate. E più porcate facevano più i nostri ministri avevano vita facile a riformare e ritardare le progressioni di carriera e a tagliare gli scatti etc… Questo è innegabile! L’opinione pubblica si è fatta una strana idea dell’accademia italiana a torto e a ragione, perchè poi è venuto fuori che guadagniamo 13000 euro al mese, che non facciamo niente, che produciamo meno dell’ultimo paese del terzo mondo etc, etc (sto esagerando un pò, ma non mi discosto molto da quello che si dice in giro su di noi). Stando così le cose abbimao bisogno delle briglie numeriche. Purtoppo è così, senza briglie facciamo/fanno? porcate. nella mia carriera ho fatto parte solo una volta di una commissione e non ho potuto fare tante porcate perchè si è presentato solo un candidato.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Paolo: “poi è venuto fuori che guadagniamo 13000 euro al mese, che non facciamo niente, che produciamo meno dell’ultimo paese del terzo mondo etc, etc (sto esagerando un pò, ma non mi discosto molto da quello che si dice in giro su di noi). Stando così le cose abbimao bisogno delle briglie numeriche. ”

      Ma sono tutte affermazioni *false*:

      - “guadagniamo 13000 euro al mese”: è una bufala di due giornalisti che hanno confuso euro con franchi svizzeri:

      La bufala: “13.000 euro al mese dei nostri prof”. Inciampa Italia Oggi e il Giornale segue a ruota
      http://www.roars.it/online/?p=8792

      - “non facciamo niente, che produciamo meno dell’ultimo paese del terzo mondo”: in termini assoluti (pubblicazioni e citazioni) siamo ottavi al mondo. Come produttività siamo davanti a Francia, Germania e Giappone:

      Quanta ricerca produce l’università italiana? Risposta a Bisin
      http://www.roars.it/online/?p=8305

      Dedurre che abbiamo bisogno delle briglie numeriche (prive di basi scientifiche e riscontri internazionali) sulla base di notizie false non ha senso. Abbiamo bisogno di due cose:

      - usare criteri e procedure per la valutazione che siano lo stato dell’arte a livello internazionale perché fare le cose bene è l’unico modo di stare a galla;

      - riportare il dibattito pubblico (spesso disinformato e anche un po’ fazioso) sul piano dei fatti e della razionalità.

    • Sono perfettamente d’accordo, soprattutto sulla assoluta insensatezza di “briglie numeriche” prive di fondamento scientifico. A proposito di mancanza di chiarezza, mi sapresti dire se “superare” almeno due mediane significa “superamento stretto” oppure anche possibilità di “pareggio”?. Se una mia mediana è 5 (ad es., hc-i), “supero” se il mio hc-i è esattamente 5?

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “b) ottengono una valutazione positiva dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva i candidati all’abilitazione i cui indicatori sono superiori alla mediana in almeno due degli indicatori di cui alle lettere a), b) e c) del numero 2.”

      Allegato A del D.M. “Criteri e parametri”

    • Si, ma rimane una ambiguità. “Superiore” si intende in senso stretto (>) oppure (>=)? Ovviamente, interpretando alla lettera intenderei in senso stretto. Ma potrebbe anche intendersi in senso meno restrittivo.

  8. luca ciotti says:

    Per lusa: Faccio ammenda per il fattore/addendo sbagliato, ricordavo i numeri piu’ o meno a memoria, e ricordavo di essere stato colpito dai valori bassi. Pero’ anche il contenuto del mio messaggio rimane invariato (che ribadisco, non e’ inteso al mio caso, che ho fatto solo per chiarire la mia posizione, che come avrai visto dal tipo di pubblicazioni, e dal numero di autori e dalle collaborazioni internazionali non e’ quella di un imboscato/privilegiato)

    Per paolo: beh, sono parzialmente d’accorodo’ Se “ho fatto di piu’ faro’ di piu’” a volte non sembra funzionare, infatti l’uso di Hc si dice che dovrebbe servire per che si e’ “seduto” … Inoltre credo proprio che Hc serva per casi come quelli nominati. Ma la divizione del numero totale di citazioni per l’eta’ accademica (se ho capito bene), e’ penalizzante nell’altro senso, per chi ha GIA’ fatto.

    Fatemi aggiungere un ultimo commento. Per non essere frainteso, io sono assolutamente favorevole all’uso di mezzi quantitativi di valutazione. Anzi, ritengo che per la prima volta probabilmente qualche candidato veramente impresentabile potrebbe rimanere fuori. Il problema mi pare un altro: il sistema italiano ha bisogno NON solo di far rimanere fuori i “casi clinici”, ma avrebbe forse ancor piu’ bisogno di reclutare i migliori. Ecco, non sono sicuro che il presente meccanismo serva molto bene per fare la seconda cosa.

    Infine, solo a livello di battuta. Parlando il mese scorso con un collega di Harvard, della situazione italiana, etc etc, mi ha detto “Noi ad Harvard i papers non li contiamo, li leggiamo”, e mi e’ piaciuta molto.

    Cari saluti a tutti

    • Concordo appieno con Luca. Però la mia sensazione (quindi molto opinabile) è che nella situazione attuale non si potesse fare molto di più raffinato. Il punto nodale, a mio avviso, è che veniamo da decenni di concorsi scandalosi (molti, non tutti) e da anni di blocco totale. Quindi serviva da un lato un messaggio esagerato, una cura da cavallo, in cui si dicesse: ‘ora solo chi ha fatto molto’ dall’altro un metodo rapido per selezionare le migliaia di persone che vorranno ottenere l’upgrade.

      La mia SPERANZA è che a regime, quindi quando la cosa in ingresso nelle varie fasce sarà fisiologica, il sistema possa cambiare. Magari con indici numerici ma più di buon senso (statici, non dinamici) e soprattutto con commissioni internazionali che leggano i paper (ora si parla di ~28 candidati per ciascun soggetto internazionale, ciascuno con 10-20 paper a seconda delle fasce…~400 articoli da leggere!!).Ma vi immaginate quanto sarebbe durata un’abilitazione fatta in tal modo ora? Quanti sono i ricercatori in Italia? 25000? Più o meno tutti avrebbero fatto domanda…

    • Andrea Irace says:

      allora secondo te i criteri di produttività servono solo a ridurre il numero delle domande? E magari a penalizzare chi magari aveva i titoli 4 anni fa e ha dovuto subire un iniquo blocco delle assunzioni, caricandosi della didattica di chi andava in quiescenza e ovviamente pubblicando quanto e quando si poteva magari su riviste ad elevato IF?

      Mi ripeto, forse a rischi di essere noioso. Non si diventa professori solo perché si è pubblicato molto (magari in articoli a 100 nomi come capita a chi gravita nella galassia della fisica delle alte energie, ma questo è tutto un’altro discorso). Lo si diventa se si dimostra di essere in grado di guidare un gruppo e non essere guidati. Lo si diventa se grazie al proprio lavoro si viene invitati a tenere relazioni a convegni internazionali (non magari al posto del proprio “referente”). Lo si diventa se si è in grado di far crescere giovani ricercatori che al termine del dottorato siano capaci di affacciarsi “da soli” al mondo della ricerca internazionale.

      Te lo dico io quello che succederà A REGIME (a proposito, l’università italiana si è scordato il regime dal 1980, anno a partire dal quale, ogni 7-8 anni, si è cambiato ordinamento didattico, modalità di reclutamento, etc. etc.). Fra due anni, dopo le prossime elezioni politiche, il ministro di turno farà finta di accorgersi che tutto quello che è derivato dalla nefasta riforma GELMINI-PROFUMO deve essere rottamato e proporrà la sua ricetta. E via per altro tre-quattro anni fino al prossimo giro. O fino alla chiusura della Università come libero luogo di didattica (a proposito, non ne parla nessuno?) e ricerca.

    • In parte temo di sì. E’ un sospetto mio personale, ma penso di sì. I limiti servono a porre un filtro iniziale. Beh, ma chi aveva i titoli 4 anni fa che ha fatto nel frattempo? Eppoi basta con questa storia della didattica. La fanno pressoché tutti, di certo i PA e PO con cui ci deve confrontare. Io ne faccio ~ 140 hr l’anno.
      Eppoi se il soggetto ha pubblicato su alto IF ci si augura abbia ottenuto molte citazioni di conseguenza?

      Per il resto hai ragione. Un PA e ancor più un PO non è solo mediane. E infatti la commissione doverebbe valutare anche quello. Ma dove cavolo avete letto che chi supera le mediane è automaticamente abilitato? Per non dire chiamato?

      Ti dirò, ma nell’area MED/# e BIO/# in cui opero la correlazione superare indici & essere attivo, produttivo, ecc… è molto alta. Non so altrove.

      Ovviamente, come avrai letto, la mia era una SPERANZA. Forse UTOPIA è il termine più adatto…

    • Beh, e’ difficile che la mia citta’ e la mia universita’ (che coincidono) possano competere seriamente con quelli che ti hanno buttato le bombe in testa (1500 morti in un giorno nel 1944) e che ti controllano con una super base militare a 20 km di distanza.

      Comunque, indivudualmente quelli di Harvard mi fanno una pippa. In particolare il full professor del mio settore, che e’ il figlio di un lobbista, a suo tempo consulente di JFK.

  9. paolo massazza says:

    Segnalo un fatto che illustra l’insensatezza delle mediane per alcuni settori concorsuali. Per quanto riguarda l’informatica, esiste un unico SC (01/B1) all’interno del quale si collocano sia teorici sia applicativi (con produzioni scientifiche difficimente paragonabili). Eseguendo un campionamento su diversi professori ordinari in ambito teorico (internazionalmente riconosciuti tra i principali esponenti italiani delle rispettive aree) non ne ho ancora trovato uno che “supera” il terzo indice per l’abilitazione ad ordinario (numero totale di citazioni normalizzato).
    E’ come se limitassimo la partecipazione alle gare di atletica olimpiche solamente a coloro che hanno una velocità media superiore a 30 km/h: un filtro inutile per i velocisti ma in grado di escludere la totalità dei fondisti!

  10. un solo candidato……..casualmente…..ovviamente

  11. il commento precedente era per Paolo (23,38)

  12. luca ciotti says:

    Caro lusa, mi pare di capire che la discussione possa considerarsi terminata, essendo argomenti come le pippe e le bombe abbastanza fuori tema. Auguri di buon lavoro.

  13. AssociatoINF01 says:

    Rileggendo i numerosi commenti all’articolo, mi sembra che ci sia un certo numero di persone che sostengono la necessitá di utilizzare il filtro delle mediane sulla base di considerazioni quali lo stato di emergenza nel quale versa l’Universitá italiana, e che ritengono accettabile un certo numero di “errori giudiziari” di vittime innocenti in nome di un supremo bene comune.
    Ebbene, a queste persone vorrei chiedere se la loro posizione non dipenda per caso dal fatto che loro si trovano ad aver superato le mediane, e che non vedono l’ora che la procedura di abilitazione si concluda rapidamente senza andare troppo per il sottile.

    Sono stupefatto dal furore ideologico di costoro, i quali non si fermano nemmeno davanti alla dimostrazione (che sono in grado di fornire in qualunque momento) che i dati in Scopus NON sono corretti (non ho potuto verificare su WoK).
    Ho controllato in uno solo dei miei articoli (per gli altri faró dopo), ed ho trovato che Scopus non conteggia 4 citazioni provenienti da articoli indicizzati e che riportano il mio paper nella bibliografia.
    Al di lá del numero delle citazioni sottratte, questo dimostra che i dati di Scopus non sono attendibili. Io proseguiró con la verifica di tutti i miei articoli su Scopus, ed invito tutti coloro che si ritengono danneggiati a fare altrettanto.
    Se dovesse emergere un fenomeno globale di citazioni ballerine, penso che si possa farlo presente alle commissioni di concorso, visto che da piú parti si pensa che ANVUR sarebbe sorda ad una tale sollecitazione.

    Vorrei infine tranquillizzare tutti coloro che auspicano un atteggiamento “collaborativo” da parte dei candidati potenzialmente danneggiati in modo che le abilitazioni si concludano rapidamente: credo che sia diritto di chi viene ingiustamente danneggiato da questa procedura di fare ricorso avverso gli esiti dei concorsi, bloccando di fatto per anni l’intero procedimento.
    A meno che da parte del Ministero non si faccia una prudente ed opportuna marcia indietro, rendendo certi e trasparenti i dati e le procedure di calcolo utilizzate per calcolare le mediane.

    • gonzoman3 says:

      A proposito, come previsto comincia la “caccia preventiva al ricorrente”

      http://rassegnastampa.crui.it/minirass/esr_visualizza.asp?chkIm=5

      anche se, a dire il vero, pensavo che la caccia cominciasse a settembre…

    • gonzoman3 says:

      ops il link non funziona, almeno con me. Si riferisce ad un articolo di Dario Braga sul sole 24 ore (ma va!) di ieri, visibile tramite la rassegna stampa della CRUI dal titolo “l’irresistibile tentazione al ricorso”

    • Non è proprio un giornalista, direi che è piuttosto interessato.

    • gonzoman3 says:

      Verissimo, prorettore alla ricerca dell’alma mater etc etc… ma sono pronto a scommettere che il sole 24 ore non pubblicherà interventi discordanti, oppure li pubblicherà come trafiletti invisibili.

    • AssociatoINF01 says:

      Certo, si comincia ad accusare i possibili ricorrenti di voler remare contro e di non volere il Bene Supremo dell’Universitá italiana, il quale passa necessariamente dal dover immolare sull’altare del merito diversi innocenti il cui unico demerito é costituito dal fatto che Scopus sballa i dati.
      Viene davvero voglia di andarsene via da questo Paese infame …

    • AssociatoINF01 says:

      Ma penso che dia molta piú soddisfazione fare ricorso e, magari, vincerlo, alla faccia di tutti quelli che sperano che uno accetti stoicamente l’ingiustizia che si vuole perpetrare in nome del Bene Supremo.

    • Sta diventando la classa guerra fra poeracci.

      Onestamente questo post la dice tutta.

      E’ molto meglio bloccare tutto, per un paio d’anni perché questo vuol dire fare il bene dell’Università a scapito del proprio…

      La discussione è diventata stucchevole.
      Buona fortuna a tutti coloro che faranno domanda o ricorso.

    • Caro il mio, ebbene sì sono abbondatemente sopra le soglie di PA e PO (sono ricercatore). Pur facendo più di 100 hr di didattica l’anno ho trovato il tempo di pubblicare.
      Potrei quindi rivoltare la frittata: ‘bbene, a queste persone vorrei chiedere se la loro posizione non dipenda per caso dal fatto che loro si trovano a NON aver superato le mediane…’

      Chi non le supera si domandi perché prima di cercare cavilli.

      Veniamo a Scopus: di quando sono i paper mancanti? Quando li hai cercati? In questi gg Scopus ha un problema tecnico sulle citazioni. Il controllo con WoK è essenziale dato che ANVUR li considera entrambi. Quando avrai accertato che usando esattamente il metodo che usa l’ANVUR i conti non tornano allora si può discutere della fallacia del sistema. Ed infine, in base a quale teoria se davvero vi fossero manchevolezze nella procedura di conta delle citazioni SIA in Scopus CHE in WoK, tale errore dovrebbe distribuirsi non casuale?

      Primi di sparare a zero si verifichi bene il dato (e tu non l’hai fatto per tua stessa ammissione). Poi se ne discute.

    • Scusami Stef se posso sembrare indiscreto, ma in media nei tuoi lavori quanti autori ci sono? Per par condicio ti dico che nel mio caso sono 3.

    • La domanda è posta male: quale è il numero medio di autori nel tuo SSD? Quale nel mio? Bada che nessuno vuole confrontare te con me.
      In alcuni dei miei paper siamo 3-4, in altri 10. Ma in medicina ti voglio vedere a fare uno studio, raccogliere pazienti, tessuti, fare PCR, ecc…in 3!!!

    • Ci sono invece aspetti comuni in tutti i ssd riguardo ai lavori scientifici. C’è sempre qualcuno che progetta, c’è sempre qualcuno che scrive e ci mette la faccia come corresponding author, ci sono una o più persone che ci mettono la fatica di portarlo avanti e ci possono essere anche quelli che fanno un lavoro di supporto portando dati a richiesta. Se ci sono tanti autori, non possono avere tutti la stessa importanza.
      E poi, perchè questa ostilità verso una qualche normalizzazione sul numero di autori (esistono indici bibliometrici di questo tipo, basta adottarli)? Se il ssd è omogeneo non cambia nulla, se non è omogeneo si fa un po’ di giustizia.

    • È quando si mescolano quantità e qualtà che si fanno danni. Uno che raccoglie pazienti ha il nome nel lavoro scientifico? E può competere con uno che ha dedotto una implicazione o un nesso tra causa e malattia?

    • Andrea Irace says:

      caro stef (a proposito, l’anonimato regna sovrano…)
      il problema non è superare le mediane, ma battersi affinché il sistema di reclutamento dia la possibilità a tutti quelli che lavorano degnamente di vedere legittimamente soddisfatte le proprie aspettative di carriera.
      Esistono nel mio settore (9/E3) gruppi che, lavorando su temi alla moda (sensori-fotonica) o in ambito CERN, fanno alzare di moltissimo i parametri pubblicando anche 20 paper l’anno con più’ di 50 autori. Credo che tale situazione sia presente in ogni settore in cui ci sono i teorici e gli sperimentali.
      Non essendo beneficiati dalla multimodalità, coloro che si riferiscono a comunità scientifiche meno numerose, sicuramente meno bulimiche, sono ovviamente danneggiati.

      E’ giusto questo? Sicuramente no. Il confronto con parametri rigidamente quantitativi deve essere fatto a parità di condizioni e omogeneità.
      Ecco perché il criterio di pre-selezione è iniquo e, contro le iniquità bisognerebbe battersi compatti (anche se si è premiati dal criterio) invece di ridurre il tutto ad una mera questione personale.

      Stai comunque sicuro di due cose: i ricorsi ci saranno “a pioggia” e, dopo lunghissimo tempo, pochissimi, protettissimi, abilitati riusciranno, in questo momento culminante di distruzione dell’università pubblica, ad essere assunti nel ruolo.

      detto questo credo di aver dato il mio contributo a questa discussione che ormai (come naturale in ogni blog) si sta lentamente impoverendo.

      PS: io con le mediane definite dal DM ero ampiamente dentro… con l’indice h_c sono appena fuori. quindi permettimi di considerarmi nel novero delle “vittime innocenti”.

    • luca ciotti says:

      Sono totalmente d’accordo con Andrea Irace. Nel caso di Astronomia (FIS05), ci sono oramai grandissime collaborazioni, con papers firmati da (letteralmente) svariate decine di persone, che vanno dal PI (di solito un boss) giu’ giu’ fino al borsista/dottorando/giovane ricercatore. Ci sono giovani (validissimi) che hanno oramai H index da paura, eppure non credo che sarebbero buoni docenti (dopo tutto all’Universita’ bosgna anche insegnare…), avendo lavorato su aspetti tecnicissimi di qualche subroutine di qualche software di analisi dati. CHi lavora sulla teoria, da solo o in piccoli gruppi, conosce benissimo la differenza che passa da lavorare in una grossa collaborazione a trovare un’idea che funziona, svilupparla, ottenere dei risultati e pubblicare.

      Onestamente, non si puo’ dare lo stesso peso a due lavori che abbiano lo stesso numero di citazioni, ma uno con 100 autori e uno con due o tre autori.

      SIccome ho ben presente quanto le sensibilta’ personali influenzino il giudizio, dico a me stesso che ragiono cosi perche’ vedo le cose dalla mia ottica. Eppure, nonostante questo dico: tra tutti gli indicatori, perche’ non aver considerato IN AGGIUNTA anche uno con normalizzazione per numero di autori? C’era forse qualche timore di “strane” sorprese? Di persone che da avere numeri altissimi sarebbero piombate a numeri risibili? E avere distribuzioni cosi diverse con due indicatori ragionevoli, alla fine, non avrebbe forse voluto dire che questa oggettivita’ proprio tanto oggettiva non lo e’?

      Infine, e questo e’ il mio ultimo contributo alla discussione, siccome pare evidente che NESSUNA banca dati e’ completa, non sarebbe stato meglio pubblicare le mediane con il loro scarto? A me pare che chiunque possa trovarsi escluso per un punto da una mediana che DICHIARATAMENTE e’ approssimata, abbia il sacrosanto diritto di far valere le proprie ragioni.

      Buon lavoro a tutti

    • AssociatoINF01 says:

      Caro il mio, con le citazioni sottrattemi da Scopus sono abbondantemente al di sopra delle soglie PO, mentre con le sole citazioni riportate da Scopus sono (sia pur di poco) al di sotto.
      E bada bene, che in alcuni casi (per lo meno su alcuni paper, e mi riservo di pubblicare i dati completi appena avró finito) le citazioni mancanti derivano da altri articoli che sono indicizzati da Scopus e che, se ci clicco sopra, listano tra le references il mio lavoro.

      Ti basta come risposta sul perché non supero le soglie?

      Dopodiché, non intendo convincerti che la distribuzione casuale degli errori (posto che vi sia) rende i dati “non certi”, cosa che dal punto di vista giuridico ha un significato ben preciso che non pretendo tu conosca.

    • Ci fai sapere il dato WoS?
      Se per quel paper (ed altri eventualmente altri) in effetti le cose stessero così, ovvero evidenza di citazione ma mancanza della citazione stessa, allora in effetti qualcosa non va ed hai ragione. Il punto è 1) capire se c’è un motivo per tale mancanza
      2) capire l’impatto tenendo conto anche di WoS

      Allora sì, indubbiamente qui hai ragione.

      Poi ammesso che l’errore permanga rimarrebbe da valutare se al netto di tale errore anche le mediane non sarebbero più alte…ma hai ragione, qui si ragiona sul incerto e non è sensato

    • gonzoman3 says:

      risposta al messaggio delle 18:28

      Non sono un fan dei ricorsi, e in particolare non vedo la fondatezza di uno basato sulle carenze nel calcolo delle mediane. Mi sembra però che l’intero impianto dell’abilitazione sia così sgangherato da essere attaccabile su più fronti. La responsabilità di un eventuale blocco non sarà di chi ricorre, ma di chi ha concepito un simile obrobrio, ANVUR e ministero.

    • Indubbio, è sgangherato. Lo certamente per i non bibliometrici. Lo è per i bibliometrici se si verificasse che in effetti si perdono citazioni sia con WoS che con Scopus.

      Ciò che trovo inaccettabile è “godere” nello sperare di vincere ricorsi e bloccare tutto. E spacciare questo per il bene dell’Università.

    • StefanoL says:

      Caro fautore delle catene di montaggio, cercando ti essere paziente come i benemeriti curatori di ROARS, ripetiamo ancora:

      ci sono interi SSD bibliometrici che sfuggono alla tua conoscenza, per i quali le conferenze hanno un significativo peso, p. es. in ING-IND.
      In questi, WoS è una barzelletta, e Scopus

      a) non include una serie di importanti conferenze, in maniera del tutto arbitraria;
      b) manca clamorosamente citazioni da Scopus a Scopus. Nel mio caso, ad esempio, ho riscontrato che le citazioni mancanti sono il 192% di quelle riportate. Chiaro ora?

      Quanto ai ricorsi, il bene tuo e quello dei tuoi innumerevoli coautori non rappresenta certo “il bene dell’università”, più di quanto non lo sia il mio o quello delle migliaia di prevedibili ricorrenti.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      StefanoL: “… cercando ti essere paziente come i benemeriti curatori di ROARS, …”
      :-)

    • Giuseppe De Nicolao says:

      AssociatoINF01: “Se dovesse emergere un fenomeno globale di citazioni ballerine, penso che si possa farlo presente alle commissioni di concorso, visto che da piú parti si pensa che ANVUR sarebbe sorda ad una tale sollecitazione.”

      Sorda, ma non del tutto inconsapevole del problema:

      “L’ANVUR non è responsabile degli eventuali errori presenti nelle banche dati” (art. 5, Delibera ANVUR n. 50/2012).

      “Ci saranno delle ingiustizie? Purtroppo sì” Giovanni Federico, membro del “Gruppo di lavoro ANVUR per i settori non bibliometrici”

    • Grazie per la salomonica pazienza. Pensavo si dovesse discutere, non essere tutti d’accordo. Pensavo e mi sbagliavo.

      Se non erro è stato specificato che i proceedings non sarebbero stati considerati, o sbaglio? Non sono sarcastico, non ricordo con certezza.

      Se escludono i proceedings per te li escludono per tutti. Il confronto è comunque entro pari.
      Ora le conferenze si fanno in molti SSD non solo ING e siamo onesti, il vogliamo mettere un paper ad un poster? Siamo seri.

      Quanto a Scopus, io ripeto con altrettanta pazienza: avete incrociato i dati Scopus & WoS ed evidenziato palesi errori?
      Se la risposta è sì allora avete ragione.

      “Catene di montaggio”? Se gli indici fossero un meccanismo automatico, sopra=abilitato, allora hai ragione. Ma non dovrebbe essere così.

      “Quanto ai ricorsi, il bene tuo e quello dei tuoi innumerevoli coautori non rappresenta certo “il bene dell’università”, più di quanto non lo sia il mio o quello delle migliaia di prevedibili ricorrenti”

      No il bene dell’Università non è il mio come non è il tuo. Di certo il blocco totale per altri N anni è DI CERTO non bene per l’università. Su questo sarai d’accordo? Poi ciascuno può fare come vuole. Ricorrere o meno. A ciascuno il suo.

  14. paolo massazza says:

    Un esempio dell’assurdità degli indici bibliometrici utilizzati dall’ANVUR? Se si presentassero come candidati al concorso di ordinario per informatica due persone “a caso” come Robert Sedgewick (noto in tutto il mondo per la sua attività nell’ambito degli algoritmi) o Christian Choffrut (editor di RAIRO – Theoretical Informatics and Applications), questi non sarebbero abilitati dato che “non superano l’asticella” in 2 indici su 3 (verifica appena effettuata su Scopus)

    • A me non torna invece pensa te. Sedgewick, R mi risulta abbia 28 pubblicazioni, la prima del 1977, 4 negli ultimi 10 anni (bella forza quanti anni ha?)

      Numero totale citazioni: 462
      Numero totale di citazioni normalizzate per età accademica: 13.20
      h-index: 11
      Contemporary h-index: 5

      In 01/B1 i limiti sono 9 (No), 8.89 (Sì), 4 (Sì)

      Buono 2 su 3, di cui il primo è ovviamente perché il soggetto ha una certaetà e fa da tempo il full professor!

    • paolo massazza says:

      mi sembra che le mediane per PO siano 11,14.54 e 5, quelle che hai citato sono quelle per PA

    • Ops…hai ragione. Allora sì, non passerebbe.

      Però domanda…4 papers in 10 anni ha senso in 01/B1?

    • In automatico guardo i PA (sono ricercatore…) ;-)

    • paolo massazza says:

      Il problema principale è dato dal fatto che in 01/B1 ci sono aree di ricerca caratterizzate da una “produttività” che può differire di un fattore 10. In certe aree dell’informatica teorica è normale avere articoli con 2-3 citazioni (anzi, è indice di successo!), inoltre la normalizzazione per età accademica rende praticamente invalicabili i 2 indici normalizzati.
      Infine, come è stato affermato anche dal CUN, gli indici calcolati tramite Scopus non sono rappresentativi per l’informatica

    • Quale DB andrebbe meglio per l’informatica? Solo una curiosità. WoS?

  15. Il Problema non è che se uno è un luminare internazionale rischia di non passare l’abilitazione. Se uno è veramente un luminare prima o poi pubblicherà tuttoquello che sta covando nella sua mente eccellente e passerà le mediane. In fondo nell’università si fa scienza e si diffonde! Si pubblica! Se proprio non vuole pubblicare ed è uno scienziato di cui non si può fare a meno mi sembra che ci siano el chiamate per chiara fama. O non ci sono più?
    Il Problema è che bisogna evitare che venga abilitato/chiamato un chirurgo che non pubblica e non opera, l’ingegnere che fa solo poster e niente progetti e pubblicazioni, l’amante che fa altro etc etc.
    Per evitare porcate, abbiamo bisogno di parametri numerici. Qualsiasi parametro numerico farà dei contenti e degli scontenti. E’ l’accademia italiana che si è squalificata agli occhi dell’opinione pubblica e non siamo capaci di imporre l’idea che valiamo più di quanto si pensi.

    • Paolo: i parametri numerici a mio avviso deresponsabilizzano e non sarà difficile far avere alla fidanzata i parametri numerici opportuni, in particolare nelle aree bibliometriche. C’è bisogno di responsabilità, trasparenza e soprattutto di una comunità accademica che non si rifugi dietro i parametri numerici perchè ha paura di dire quello che pensa, ma lo faccia. C’è bisogno di far vergognare gli eventuali cialtroni e per questo serve l’impegno di tutti, sperare che i numeri svolgano una funzione etico morale è ingenuo e non molto coraggioso. Detto questo bisognerà comunque architettare un sistema che assicuri appunto che responsabilità e trasparenza siano alla base del reclutamento. Non è facile, ma proveremo in autunno a fare qualche proposta meno insensata del lotto che ci è stato consegnato da anvur. Sarà una buona cosa se i lettori ci aiuteranno ad affinare le proposte.
      Antonio

    • @ Antonio Banfi: quoto al 100% (non è divertente essere d’accordo…ovviamente scherzo ;-)

    • paolo massazza says:

      Il problema è la normalizzazione per età accademica. in certe aree dell’informatica, se hai una anzianità accademica rilevante (es. 20 anni) è praticamente impossibile superare le mediane relative al numero di citazioni normalizzato e ad h_c.

    • Non concordo. Per il numero di citazioni è teoricamente possibile se in qualche modo i paper ‘invecchiando’ non ottengono più citazioni. La cosa vale ad esempio fino ad un certo punto in biologia dove spesso un paper diventa velocemente obsoleto.

      Ma per h_c l’età accademica non c’entra nulla. Nell’h_c il fattore età è relativo AL PAPER non al soggetto. Questo valeva con il vecchio metodo (quello ANVUR prima versione) dove si faceva h/età. Ma ora il numero di citazioni S è diviso per l’età del paper (al 2012). Quindi h_c penalizza chi è stato citato molto tempo fa ma meno di recente. Questo agevola meno il superamento delle soglie perché penalizza meno i docenti più vecchi, che sono ragionevolemente la maggioranza nella fascia superiore a quella di ciascuno di noi

    • Quoto al 100%

    • @paolo: quoto al 100%

  16. Un dubbio: per il calcolo dell’età accademica devono essere considerati i lavori pubblicati nei convegni o solo quelli su rivista internazionale?

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