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Abilitazioni, concorsi nazionali, concorsi locali? Cosa sta cucinando lo chef?

 

 

 

 

 

Si discute in questi giorni di cambiamenti radicali proposti dal Ministero circa le procedure di reclutamento nelle università. Secondo il testo che è circolato, si prevedono concorsi “locali”, con due commissari interni, due esterni sorteggiati e uno designato,[1] sempre per sorteggio, fra esperti dei paesi OCSE.

L’articolato che abbiamo potuto leggere riporta che:

(art. 17)

[...]

2. Nelle procedure di chiamata di cui al comma 1 le commissioni valutano i candidati sulla base dei criteri e dei parametri determinati nei provvedimenti attuativi previsto dall’articolo 16, comma 3, lettera a), della legge 30 dicembre 2010, n. 240, attenendosi al principio secondo il quale possono essere proposti per la chiamata esclusivamente i candidati giudicati positivamente secondo i suddetti criteri e parametri relativi alla fascia e al settore oggetto della procedura e i cui indicatori dell’importanza e dell’impatto della produzione scientifica complessiva presentino i valori determinati dall’ANVUR.

3. Entro il 31 marzo di ciascun anno l’ANVUR verifica e comunica al Ministero il possesso da parte dei vincitori delle procedure di cui al comma 1, concluse nell’arco dell’anno solare precedente, dei requisiti di qualificazione scientifica di cui all’articolo 16, comma 3, lettera a), della legge 30 dicembre 2010, n. 240 e relativi provvedimenti attuativi. Il Ministero, in sede di ripartizione annuale del fondo di finanziamento ordinario delle università statali, decurta con effetto immediato e su base consolidata la quota di finanziamento di ciascun ateneo di una somma pari a tre volte il costo medio nazionale, della posizione attribuita a un candidato che, sulla base della verifica effettuata dall’ANVUR, non rispetta uno o più dei predetti requisiti.

Le commissioni designano in effetti un vincitore, che può però rinunciare alla posizione conquistata:

4.c la commissione sottopone al dipartimento il nominativo del candidato maggiormente meritevole ai fini delle deliberazioni di cui all’articolo 18, comma 1, lettera e), e all’articolo 24, comma 2, lettera d), e comma 6, della legge 30 dicembre 2010, n. 240, da adottare entro i successivi trenta giorni. Qualora entro novanta giorni dalla deliberazione del consiglio di amministrazione di cui al medesimo articolo 24, comma 2, lettera d), il candidato prescelto declini la chiamata, il dipartimento, previa autorizzazione del consiglio di amministrazione, può, per una sola volta, richiedere alla commissione di sottoporre entro i successivi trenta giorni un nuovo nominativo scelto tra i candidati, ove meritevole;

Qualche rapida osservazione, senza alcuna pretesa di completezza, sul testo della bozza di DL, in attesa di verificare cosa emergerà dal Governo.

Alcuni articoli di stampa comparsi nei giorni scorsi attribuiscono la genesi del provvedimento a problemi nella definizione dei criteri e parametri da utilizzare per le abilitazioni. In realtà, il testo della bozza prevede comunque che i “criteri e parametri” determinati con il concorso di ANVUR siano utilizzati anche nelle sedi locali, peraltro in modo estremamente rigido, con la  previsione di sanzioni per gli Atenei che se ne discostino (Il Ministero … decurta con effetto immediato e su base consolidata la quota di finanziamento di ciascun ateneo di una somma pari a tre volte il costo medio nazionale, della posizione attribuita a un candidato che, sulla base della verifica effettuata dall’ANVUR, non rispetta uno o più dei predetti requisiti).

La ratio della disposizione sembra invece risiedere nel comma 4.d:

le università espletano le attività di cui al presente comma nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

In effetti, è lecito supporre che gli alfieri di questo testo intendano scongiurare il rischio – peraltro più volte ricordato anche su queste pagine – di una proliferazione di abilitati che non potrebbero essere assorbiti dal sistema, per effetto, fra l’altro, del DM “programmazione”.

In alternativa si sarebbe potuto modificare chirurgicamente la l. 240/2011 prevedendo al posto di abilitazioni aperte, liste chiuse di idonei da determinarsi in relazione a un coefficiente calcolato sulla base del fabbisogno degli atenei e dei pensionamenti, da moltiplicarsi per un fattore tale da assicurare alle sedi una platea sufficientemente ampia di soggetti fra cui scegliere i più adatti: il che avrebbe comunque consentito di evitare la proliferazione di idoneati che allo stato attuale sarebbero senza alcuna speranza di essere assorbiti dal sistema.

Tutto ciò premesso, la discussione che si sta sviluppando in queste ore non dovrebbe far dimenticare che il punto critico centrale del reclutamento nell’università italiana rimane il cosiddetto DM “criteri e parametri”, su queste pagine a suo tempo ridenominato come “il decreto misterioso”. Che si tratti di abilitazioni aperte, concorsi nazionali o locali, rimane il fatto che i criteri se mal scritti possono provocare danni cospicui e perfino il blocco per lungo tempo del reclutamento a seguito del contenzioso che potrà emergere.

E’ una questione che non va persa di vista, tanto più che a suo tempo criteri alternativi meno macchinosi, meno discutibili e più condivisi dalla comunità accademica furono proposti dal CUN.

 

 

 

 



[1] Altre versioni menzionano 3 sorteggiati e un interno, oltre al commissario straniero.

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2 Comments

  1. Giacomo Risitano says:

    Rimane sempre il problema sostanziale che il ministro fino a 10 giorni fa diceva che la riforma Gelmini sarebbe stata attuata entro quest’anno! Adesso, invece, si inventa un d.l. (che per sua stessa natura non deve essere soggetto a voto!) in cui dicono che fino ad adesso hanno scherzato, che il problema lo rimandano dopo il 31 dic 2014 (tra due anni e mezzo!) e che il sistema rimane lo stesso (i due ordinari interni non devono avere alcun requisito!).
    Trovo solo di conforto, come avete ben indicato voi, la parte, cito testualmente, dice: “Il Ministero … decurta con effetto immediato e su base consolidata la quota di finanziamento di ciascun ateneo di una somma pari a tre volte il costo medio nazionale, della posizione attribuita a un candidato che, sulla base della verifica effettuata dall’ANVUR, non rispetta uno o più dei predetti requisiti”. Bisognerà poi vedere se:
    a) a d.l. definitivo questa piccola “postilla” verrà mantenuta;
    b) in che modalità questa “decurtazione con effetto immediato” avverrà.

  2. saverio mascolo says:

    mi pare che dopo moratti/mussi, tutto si ripeta con gelmini/profumo.
    incluso tocci che allora come oggi fa la parte di quello del PD che vuol fare le cose per bene, ma chissa’ perche’ non ci riesce mai!

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