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Abilitazioni: arriva il “decreto dissuasivo” per gli aspiranti commissari

Agli aspiranti commissari sarebbe lecito ritirarsi
solo entro sei giorni. Scopriamo perché
.

Risale al 10 agosto scorso un enigmatico Decreto Direttoriale del MIUR dal titolo  apparentemente innocuo:

Decreto Integrativo del Decreto Direttoriale n. 181 del 27 giugno 2012 “Procedura per la formazione delle Commissioni Nazionali per il conferimento dell’abilitazione alle funzioni di Professore Universitario di prima e seconda fascia”.

Il decreto consiste di poche righe:

Agli aspiranti commissari che hanno presentato domanda di partecipazione ai sensi degli articoli 2 e 3 del Decreto Direttoriale n. 181 del 27 giugno 2012 è consentito ritirare la propria candidatura secondo le modalità previste dall’articolo 3, comma 4 lettera c) del predetto decreto entro e non oltre le ore 17.00 (ora italiana) del 3 settembre 2012.

Ricordiamo che, in base al Decreto Direttoriale 27 giugno 2012 n. 181, il termine per la presentazione delle domande di partecipazione alle commissioni scade il 28 agosto 2012. Pertanto, il decreto specifica che agli aspiranti commissari è consentito ritirare la domanda entro sei giorni dalla chiusura del termine. Per quali ragioni questo decreto è da ritenersi enigmatico? La sua lettura suscita almeno tre interrogativi:

  1. Perché è stato emesso questo decreto direttoriale? Ha veramente il potere di vietare agli aspiranti commissari di ritirare la domanda dopo il 3 settembre? Che cosa dovrebbe succedere ad un aspirante commissario che ritiri la domanda anche solo un giorno dopo, ovvero il 4 settembre?
  2. Perché prevedere solo sei giorni per il ripensamento?
  3. Quale ragione dovrebbe indurre un aspirante commissario  che ha presentato domanda il 28 agosto a ritirarla nei giorni immediatamente seguenti?

Per rispondere a queste domande, dovremo prima richiamare alcune norme della Procedura per la formazione delle Commissioni Nazionali (Decreto Direttoriale 27 giugno 2012 n. 181).

L’accertamento della qualificazione scientifica degli aspiranti commissari

Una novità introdotta dalla Legge 240 è l’accertamento preventivo della qualificazione scientifica dei commissari che viene delegato all’ANVUR. Andrebbe verificata sia la coerenza con il settore concorsuale che la continuità temporale, ma l’aspetto saliente sembra essere la verifica del superamento delle mediane relative alla produzione scientifica (specificate in modo diverso per i settori bibliometrici e non bibliometrici). Le mediane per i settori bibliometrici sono state pubblicate pochi giorni fa e quelle per i settori non bibliometrici dovrebbero essere pubblicate “al più presto”. In apparenza, un aspirante commissario sarebbe pertanto in grado di verificare se “ha i numeri” per superare gli sbarramenti quantitativi delle mediane. Per chi sa di non avere i numeri, tanto vale risparmiarsi la fatica di presentare domanda.

In realtà, le cose stanno diversamente, almeno per quanto riguarda i settori bibliometrici. Infatti, come illustrato altrove (Abilitazioni e mediane ANVUR: dipaniamo il “caos strisciante”), calcolare i propri indicatori bibliometrici è tutt’altro che banale ed è probabile che la maggior parte dei professori ordinari presenterà domanda avendo solo un’idea approssimativa dei propri indicatori quantitativi. Facile prevedere che un certo numero di aspiranti commissari scoprirà di “non avere i numeri” solo quando riceverà il responso della verifica effettuata dall’ANVUR.

Quali sono i tempi della procedura secondo gli artt. 4 e 5 del Decreto Direttoriale 27 giugno 2012 n. 181?

  1. Entro dieci giorni dal 28 agosto, il Direttore generale della Direzione per l’Università, lo studente e il diritto allo studio universitario, espletate le verifiche formali del caso, accerta la pubblicazione del curriculum vitae degli aspiranti commissari sul sito del MIUR e ne trasmette la lista all’ANVUR
  2. Entro ulteriori trenta giorni dalla ricezione della lista l’ANVUR accerta il rispetto dei requisiti di qualificazione scientifica (mediane incluse).
  3. Se l’ANVUR reputa l’aspirante commissario non possegga i requisiti, ne informa il Direttore generale, il quale entro dieci giorni ne dà comunicazione all’interessato tramite posta elettronica (o, in subordine, tramite raccomandata A.R.).
  4. Entro dieci giorni dal ricevimento della predetta comunicazione, l’interessato può presentare al Direttore generale le proprie osservazioni, eventualmente corredate da documenti e memorie.
  5. L’ANVUR decide entro dieci giorni dalla presentazione delle osservazioni.

In totale si tratta di 10+30+10+10+10 = 70 giorni che vanno contati a partire dal 28 agosto, arrivando in tal modo oltre la fine di ottobre, quasi a ridosso con la scadenza del bando per i candidati all’abilitazione scientifica nazionale fissata per il 20 novembre. Dato il poco tempo a disposizione per l’esame dei ricorsi da parte dell’ANVUR (solo dieci giorni) un elevato numero di ricorsi da parte dei bocciati potrebbe mettere in crisi l’intera procedura.

L’ideale sarebbe che chi non “ha i numeri” si autoescludesse rinunciando a presentare domanda, ma i criteri bibliometrici oltremodo macchinosi (senza che vada meglio per i settori non bibliometrici i cui criteri al 15 agosto sono ancora sconosciuti) si ritorcono contro l’ANVUR perché, come già detto, costringeranno molti professori ordinari a fare domanda “al buio” o quasi.

Uno tsunami di ricorsi?

Quanti dei bocciati faranno ricorso? Difficile saperlo, ma le approssimazioni e le incertezze nel calcolo degli astrusi indici bibliometrici sono un incentivo formidabile a ricorrere.

Per fare un esempio, l’indice h può cambiare anche a causa di una singola citazione andata dispersa a causa di un errore di registrazione nei database bibliometrici. È pure noto che i database vengono continuamente aggiornati, ma che le citazioni possono essere registrate  anche con ritardi di diversi mesi. Una citazione ricevuta nel 2011 potrebbe essere assente ai primi di settembre, ma comparire nel database in tempo per entrare nella documentazione del ricorrente.

Ancor più letali sarebbero i ricorsi che contestassero le approssimazioni introdotte dall’ANVUR nel calcolo degli indicatori. Per fare un esempio, le citazioni di un articolo non vengono contate esattamente ma vengono approssimate con il valore massimo tra i due numeri di citazioni presenti nel database Web of Science e Scopus. Questa procedura fornisce solo un’approssimazione per difetto e un qualsiasi ricorrente avrebbe buon gioco a chiedere il riconteggio delle proprie citazioni.

Ma ci sono scenari persino più devastanti: come conseguenza di queste approssimazioni,  un ricorrente potrebbe chiedere che venga ricalcolata la mediana dell’intero settore concorsuale con un effetto domino sulla promozione o bocciatura degli altri aspiranti commissari. Come far fronte a questo potenziale tsunami di ricorsi?

La dissuasione mediante gogna elettronica

Come già visto, i curricula degli aspiranti commissari devono essere pubblicati entro dieci giorni dalla scadenza bando. Che accadrà? Accanto ad ogni curriculum ci sarà un bollino verde (mediane superate) oppure rosso (mediane non superate)? Di colpo, tutti gli aspiranti commissari si troverebbero ripartiti in “buoni” e “cattivi” e l’informazione sarebbe immediatamente di pubblico dominio.

Qualcuno dei presunti “cattivi” potrebbe essere vittima di errori materiali e, intrapresa la via del ricorso, essere infine riammesso nel paradiso dei “buoni”.  Facile immaginare che, una volta subita l’onta del bollino rosso, molti reagirebbero attraverso la procedura di ricorso oppure in sede giurisdizionale. Una situazione potenzialmente esplosiva. Alla luce di queste considerazioni siamo finalmente in grado di rispondere alle tre domande iniziali.

1. Perché è stato emesso questo decreto direttoriale? Ha veramente il potere di vietare agli aspiranti commissari di ritirare la domanda dopo il 3 settembre? Che cosa dovrebbe succedere ad un aspirante commissario che ritiri la domanda anche solo un giorno dopo, ovvero il 4 settembre?

Risposta. Non ha il potere di vietare il ritiro dopo il 3 settembre, ma come spiegato sotto, è stato emesso “a scopo dissuasivo” per contenere il contenzioso da parte dei commissari “bocciati”.

2. Perché prevedere solo sei giorni per il ripensamento?

Risposta. Il motivo è semplice: se l’aspirante commissario che “non ha i numeri” si ritira prima di dieci giorni, il suo curriculum non verrà messo in rete e nessuno saprà che è stato bocciato.

3. Quale ragione dovrebbe indurre un aspirante commissario  che ha presentato domanda il 28 agosto a ritirarla nei giorni immediatamente seguenti?

Risposta. Immediatamente dopo il 28 agosto, gli aspiranti commissari verranno informati del colore del loro bollino: verde (promosso) o rosso (bocciato). A questo punto avranno due alternative:

1. Reagire alla bocciatura muovendosi nell’alveo della procedura di ricorso prevista dal Decreto Direttoriale 27 giugno 2012 n. 181 oppure in sede giurisdizionale. In caso di insuccesso, la loro bocciatura rimarrà per sempre di pubblico dominio. Infatti, dopo dieci giorni, il loro curriculum sarà pubblicato e, anche senza bollini, basterà verificare la loro assenza nella lista dei sorteggiabili per sapere che erano finiti nella lista dei “cattivi”.

2. Ritirarsi con la coda tra le gambe, evitando però la gogna elettronica perpetua. È prevedibile che chi non sarà assolutamente sicuro del successo del suo ricorso, troverà preferibile questa seconda alternativa anche se ciò comportasse la rinuncia al legittimo diritto di ricevere un’equa valutazione.

Inutile dire che lo scenario in cui matura questo “decreto dissuasivo” desta perplessità di ordine etico e giuridico. Per abbattere il pericolo di contenzioso sarebbe stato sufficiente utilizzare criteri quantitativi facilmente verificabili dai singoli aspiranti commissari, come quelli a suo tempo proposti dal CUN. La “buona amministrazione” esigerebbe che le regole del gioco siano note prima dell’inizio della partita, in modo da consentire a ciascuno di valutare se presentare domanda o meno.

Il criterio della mediana si sta rivelando sempre più disastroso sia sul piano delle falle tecniche (scientifiche e giuridiche) sia sul piano etico come testimoniato da questo “decreto dissuasivo”, concepibile solo come frutto avvelenato del mancato coordinamento dei tempi e dei termini delle diverse fasi procedurali.

 

 

 

 

 

 

 

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39 Comments

  1. Santo Di Nuovo says:

    Quando ci si basa sui numeri per regolare il mondo si va incontro al problema che il mondo non si fa ingabbiare nei numeri. Questo lo dicevano i filosofi dell’antichità (che pure non sapevano delle mediane…), lo ignorano soltanto il nostro ministero e gli esperti dell’ANVUR, che di queste cose dovrebbero intendersene.
    Se davvero queste abilitazioni procederanno, bisognerà addestrare bene i TAR di tutta la penisola sull’uso dei numeri per valutare le persone e sulle loro conseguenze civili e penali.
    Ma forse è proprio questo che si vuole, bloccare tutto e tornare alle proposte alternative, già di soppiatto avanzate qualche mese fa e poi cadute perchè tutti speravano nelle abilitazioni.
    Adesso ci accorgiamo che è tutta una (brutta) fiction, visto che le norme finanziarie intanto subentrate non consentiranno di assumere quasi nessuno degli abilitati, ammesso che si riesca davvero a portare fino al termine la già traballante operazione.
    A questo proposito segnalo un altro problema: molti potenziali commissari, nauseati dal gioco insano cui sarebbero costretti (ricordiamo il già segnalato problema dei tempi: con le scadenza astrusamente determinate, per tutte le verifiche dei numeri e le valutazioni di merito resterebbero solo pochi giorni!), dissuasi dalla lontananza delle sedi delle valutazioni e dal tempo che andrebbe impegnato in questa operazione senza senso, sono orientati a non presentare domanda a prescindere se abbiano o meno i “numeri” per farlo.
    Che succederà se in certi settori le domande fossero troppo poche per fare i sorteggi? I commissari verrebbero precettati? si chiamerebbero commissari dal Guatemala o dal Burundi pur di completare le commissioni? quelli sarebbero retribuiti, forse accetteranno.

  2. vincenzo fano says:

    Continua il tentativo da parte dei docenti di delegittimare la loro valutazione cercando il pelo nell’uovo!

  3. Non mi sono chiari i suddetti punti deboli del calcolo degli indici. Non ha senso dire che uno possa fare ricorso e avere più citazioni rispetto a quando ha presentato domande. La cosa è ovvia. Tuttavia trovo assai inverosimile che in pochi mesi un paper possa ricevere chissà quante citazioni da sballare i calcoli. E, ancora, il riferimento del numero di citazioni è da ritenersi alla presentazione della domanda.
    Il calcolo max citazioni Scopus/WoS approssima per difetto è vero ma questo significa che se un soggetto ha controllato indici usando solo Scopus o WoS alla peggio ha calcolato un indice inferiore rispetto ad ANVUR. Quindi se lo passa in tal caso lo passerà sicuramente nei calcoli ANVUR. Non si sarebbe esclusi.

    Concordo con V. Fano, qui si va cercare cavilli ridicoli. La procedura di valutazione è indubbiamente complessa e forse troppo rigida rispetto a quanto si osserva nel resto del mondo accademico, ma rispetto ai postriboli intellettuali cui eravamo abituati mi pare un miglioramento epocale. Chi i numeri li ha li ha, c’è veramente poco da discutere. Ed è ridicolo pure chi dice: ‘ah ma non mi si può valutare a posteriori, io non sapevo di dover produrre secondo tali criteri quando ho pubblicato’…ovvero non si sapeva già quanto conti produrre tanto e bene (buone riviste, molte citazioni) senza che lo rimarcasse l’ANVUR?

  4. La cosa più facile del mondo, su ROARS, è distinguere i post dei “battitori liberi” sicuri di farcela e completamente disinteressati ai destini dell’Università itliana, da quelli di chi si sta giustamente interrogando sulle evidenti illegalità dell’ANVUR. Illegalità che, se non verranno neutralizzate dai ricorsi, procureranno danni notevoli al sistema nazionale della ricerca.

    E vediamo di non ripetere la solfa secondo la quale il metodo ANVUR ci libererà dai baroni. Ricordiamoci sempre che la chiamata resta locale, condizionata dai vecchi poteri. Per cui, chi oggi si sente “al sicuro” evidentemente ha pure i santi in Paradiso ai quali appellarsi, una volta ottenuta l’abilitazione.

    • Se ti riferisci a me ti sbagli proprio. Non né santi né baroni, come dimostra il fatto di avere 40 anni, >60 papers e ancora ricercatore dopo 10 anni. Vedi tu. Eppoi che c’entra essere sicuro o meno? Il punto è che le critiche tanto per criticare non aiutano. La procedura inventata da Gelmini & Co. è bizantina nessuno lo nega. Ma alzi la mano chi crede che non sia un passo avanti rispetto a prima. Se non sei d’accordo su quest’ultimo punto allora non serve discutere. Ti faccio infine presente che è vero le chiamate sono locali ma anche che le abilitazioni prevedono una graduatoria non solo Sì/No. E che chiamare in fondo alla graduatoria comporta penalizzazione sul FFO per l’Ateneo chiamante.
      Ma poi quali sono le illegalità? Che il criterio adottato dall’ANVUR non è 100% attinente al DM (h_c index invece di h_c)? O come sosteniene qualche ordinario escluso dalle commissioni (perché tanta foga d’entrare?) che non si puòdiscriminare il ‘ruolo’ in base alle mediane, essendo un giudizio a posteriori? Mi pare tutto molto pretestuoso. Vorrei capire questi fantomatici soggetti interessati al destino dell’Università, cosa propongono di fare, alla luce delle norme vigenti (Gelmini, ecc…)? Ribadisco trovo gli indici in principio una buona cosa. Magari con correzioni diverse (ad esempio correzione per autocitazione, numero di autori, ecc…). Ma citami un caso di un soggetto meritevole e non compliant con i criteri.

    • JohnnyMnemonico says:

      “Ti faccio infine presente che è vero le chiamate sono locali ma anche che le abilitazioni prevedono una graduatoria non solo Sì/No. E che chiamare in fondo alla graduatoria comporta penalizzazione sul FFO per l’Ateneo chiamante.”

      Gentilmente, Stef, puoi spiegarmi meglio questo passaggio? Non sapevo che esistessero disincentivi sulle chiamate improprie da parte delle università, una volta conseguita l’abilitazione. Grazie

    • La cosa mi è stata comunicata e confermata più volte da vari PO e anche dal Prorettore del mio Ateneo. Non ho provveduto a cercare la documentazione relativa fidandomi della fonte. Tuttavia sarebbe bene trovare “scripta” con la definizione della norma. Prendila quindi come una informazione da fonti ben informate ma senza ufficiale conferma.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      Stef: “Ti faccio infine presente che è vero le chiamate sono locali ma anche che le abilitazioni prevedono una graduatoria non solo Sì/No. E che chiamare in fondo alla graduatoria comporta penalizzazione sul FFO per l’Ateneo chiamante.”

      1. Le abilitazioni non prevedono graduatoria.
      2. Non esistono penalizzazioni sul FFO.
      3. Si menzionava una penalizzazione per chi chiamava professori sotto le mediane ANVUR nel cosiddetto “Decreto sul merito” che al posto delle abilitiazioni prevedeva direttamente i concorsi locali. Tale decreto si è perso nelle nebbie dopo essere stato criticato da più parti, tra cui Sole 24 Ore [http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-04/altola-ritorno-concorsi-locali-221901.shtml?uuid=AbZ1ARnF] e Mariastella Gelmini:

      “Come risponde l’ex ministro Gelmini all’ipotesi di ripristinare i concorsi locali per gli Atenei: “Profumo ha genericamente affermato di non voler toccare la riforma. Però mi sembra strano, di fronte agli attacchi e alle critiche, che non smentisca ufficialmente di non voler cancellare i concorsi nazionali negli Atenei. Certo, mi sembra assurdo che si torni ai vecchi vizi, ai concorsi truccati, alle commissioni che si mettono d’accordo sui candidati da far passare». Che cosa chiede a Profumo? “Che rimanga il doppio filtro, quindi non si tocchi l’abilitazione nazionale”. (Fonte: Il Giornale 07-06-2012).

    • Augusto Cosentino says:

      Non sapevo che esista una graduatoria. Credevo si trattasse solo di una abilitazione. Mi chiarite questa cosa? E se è così, le Università dovranno chiamare in base alla graduatoria? O in base a quale criterio? Ci sarà un ulteriore concorso locale?

      Concordo con chi parla del fatto che ognuno qui porti avanti i propri interessi particolari (come avviene in ogni luogo). SI cogli da alcuni post e in modo evidente che ci sono argomentazioni funzionali ad un certo disegno, e ci si schiera con questa o con quella fazione, esattamente come accade in tutto il mondo accademico. Ora è normale schierarsi per le proprie idee, e appoggiare (o contrastare) quanti hanno idee diverse. Spesso però questo schierarsi prescinde da una sincera e ‘disinteressata’ ricerca della Verità, per perseguire le proprie (e particolari) verità

    • Ciao Stef.
      Scusa ma io mi auto cito ritenendomi un soggetto meritevole e non compliant con i criteri. Ho 36 anni e sono precario da una vita: non ricercatore da 10 anni ma co.co.co, assegnista e ora RTD pre Gelmini. L’introduzione di hc mi ha segato le gambe. Puoi vedere qui (http://scholar.google.it/citations?hl=it&user=TcmNxsgAAAAJ) il mio profilo. Non mi ritengo tra gli ultimi.
      Non chiederti perchè non sono diventato ricercatore prima, te lo dico io: gruppo poco influente a livello dipartimentale, università non troppo facoltosa, piccole lotte intestine per il potere.
      In ogni caso faccio il mio lavoro da anni e ho diversi titoli che non si misurano con i tre numerini magici (la didattica, ad esempio, che da associati saremo chiamati a fare) che dipendono da tante cose. Ad esempio se in tenera età hai seguito un filone di ricerca che poi a livello globale è morto o che non eri in grado di sapere quanto valesse (non tutti siamo nati “imparati”) adesso paghi un prezzo molto caro. Ma inoltre: se per mantenere una famiglia hai scelto per anni una Co.Co.Co. a 20 ore pagate alla settimana (perché la paga accademica era troppo bassa e urgeva fare anche altro per sbarcare il lunario), se hai lavorato un anno in azienda perché non c’erano soldi con cui pagarti, etc, come può la tua età accademica essere quella della prima pubblicazione indicizzata? Ricorda una cosa: quelli che non potranno fare carriera a causa dei numeri magici (e per loro sinceramente mi dispiaccio) continueranno a percepire uno stipendio, i veri precari rischiano di non averlo più.
      Non credo che utilizzare dei criteri quantitativi sia del tutto sbagliato. Ritengo assurdo mettere in moto una macchina che equipari tutte le situazioni. Detto questo, come faccio da anni, attenderò incrociando le dita un nuovo contratto precario cercando di trovare l’ottimo per tirare su i miei numeri magici sperando che al prossimo giro non sia ancora tutto diverso!

    • Ciao Federico,

      perché non usi Scopus e/o WoS. Se non superi di poco i margini d’errore del DB potrebbero contare.

      Detto ciòciò che dici è tutto vero, verissimo. Ma come distinguiamo i casi di persona in gamba come il tuo caso che ha percoso nel corso della vita accademica sintieri a fondo cieco, da chi invece è fancazzista? Lo lasciamo decidere alle commissioni? Datti una risposta. Purtroppo in tutto il mondo,in modi vari, si parte sempre dal CV. Se è ricco bene hai chances, sennò nulla. Anche se sei un mostro.

    • In effetti è proprio come dici tu: “Purtroppo in tutto il mondo,in modi vari, si parte sempre dal CV”. I criteri attuali non partono dal CV, partono da 3 indicatori, sintesi di una sola parte del CV. Non lasciano spazio alla possibilità di conoscere le persone, studiarle. Tutte queste cose possono essere fatte in modo onesto tanto quanto i numeri possono essere portati con il tempo dove si vuole. Il problema di ora è solo transitorio per chi un posto lo ha già. Se questa restasse la legge, nel giro di pochi anni si innescherebbero meccanismi (puliti e non) atti a trovare il modo di superare la soglia … non deciderebbe la commissione poi? Per coloro come me (e non siamo pochi) che un posto non lo hanno (e credi, dopo tanti anni di università, le persone di valore sanno di esserlo) potrebbe non esserci il tempo per adeguarsi. Secondo me la scelta attuale è una scelta scellerata. Sai, prima che introducessero hc ero sopra al 65% degli associati del mio settore … ma poi si cambia … altro giro altro regalo.

      La cosa che mi turba è che non se ne senta parlare e la colpa è nostra. Perchè in fin dei conti questo lavoro lo facciamo perchè ci piace, non certo per il profitto. Ci piace a tal punto che tra le proteste lavoriamo. Che tra le proteste andiamo a fare esami (il mio corso a 200 iscritti al POLIMI). Che tra le proteste pensiamo che un articolo di cui siamo revisori e reputiamo da bocciare non lo caldeggiamo facendo aggiungere citazioni ai nostri lavori. Queste cose le persone di valore continuano a farle ma dovrebbero però imparare anche a bloccare l’A14 a ferragosto invece di pensare al prossimo paper sotto l’ombrellone. Sono la persona meno violenta del pianeta, ma in questo momento mi sembra che ce ne stiano dando talmente tante (e non solo in questo contesto) che mi verrebbe voglia di “renderne qualcuna” … ma come?

    • Mi spiace. In effetti male che vada io rimango ricercatore (presto emigrante però). Il problema dei non arruolati è altro. Temo che sia persin peggio del ricercatore vecchio stampo, ormai ruolo in esaurimento e come tale “chissenefrega”. Il futuro potrebbe essere meglio, potrebbe, ovvero l’assunzione per 3+3 anni e poi associato. In atenei con PO saggi la cosa funzionerà. Ma per chi è come te a metà del guado in effetti la cosa è complessa. Un hc basso e un h alto mi torna strano, a meno che i tuoi paper citati siano datati, sostanzialmente più di quanto lo siano quelli dei PA. In realtà l’hc ha il grosso vantaggio che favorisce la costanza di produttività. Sul fatto del CV, beh ti dico che a Stoccolma innanzitutto per la selezione devi avere papers & citazioni, poi certo c’è colloquio. E non è molto diverso altrove. Il problema è in Italia non si riesce a trovare soldi per finanziare postdoc, che possano produrre e crearsi CV. Qui i postdoc metton su familia tanto qualcosa comunque trovano. Fossi in te cercherei di puntare al ricercatore. Almeno come partenza. E buona fortuna, davvero

    • Certamente la chiamata locale e’ il vero problema.

      Io avrei preferirito una abilizazione nazionale CON GRADUATORIA e con i primi che si scelgono la sede. Come quando presi la cattedra al liceo con il concorso ordinario.
      Dicono che in certi settori la cosa non e’ possibile e che farebbe assomigliare troppo l’universita’ ad un sindacal-ministero qualsiasi. Boh.

      Il potere dei PO e’ proprio quello di sistemare le persone. Molti PO si travestono da miglioristi parlando di “responsabilita’ e valutazione ex-post”.

      Come dimostra questo blog (con ISSN, sigh), l’idea che venga deciso tutto da un algoritmo e’ per molti insopportabile. Chiaramente lo sarebbe anche per me, se non ne fossi beneficiato, ma lo sono: almeno del 50% sopra a tutte e 3 le mediane dei PO dei mio settore.

      Purtroppo questo non mi assicura nulla a livello locale. E, conoscendo i personaggi, temo anche a livello nazionale.

    • La graduatoria, mi dicono fonti ben informate, dovrebbe esserci invero. Cercherò conferma ufficiale.

      Detto ciò l’idea piacerebbe anche a me. I migliori scelgono dove andare. Questo permetterebbe in teoria anche un po’di mobilità dato che molti cercherebbero ad esempio atenei più ‘prestigiosi’ e/o più vicini a casa, ecc…

      Ma sarebbe epocale: decide il soggetto e non il sistema (leggi PO).

      Non tutto viene deciso da un algoritmo, che tuttavia serve a scremare. E checché se ne dica chi ha avuto un’attività produttiva e costante nel tempo (non 10 anni fa e poi poco, come tende a correggere il h_c al posto del h) difficilmente rimarrà escluso. Almeno dalle simulazioni da me provate (per i SSD a me più familiari)

    • Non sono previste graduatorie nella procedura di abilitazione e quindi non è neanche possibile la penalizzazione di cui sopra. I fautori di questo pessimo meccanismo concorsuale che è stato messo in piedi tendono sempre ad obiettare in maniera ideologica e senza il supporto puntuale dei fatti che contraddistingue invece ROARS.

    • Non sono un fautore di questo meccanismo, solo conscio del fatto che è SENZA DUBBIO migliore del precedente. NON PERFETTO anzi assai fallace in molti aspetti, ma come dice @paolo più sotto, di certo un sistema assai meno permeabile ai desiderata dei baroni. Che ovviamente poi entro i nuovi vincoli, faranno ciò che vogliono. Almeno dovranno faticare per far acquisire CV ai protetti. Vi sono associati e ordinari da me con neanche 10 pubblicazioni negli ultimi 10 anni…almeno questo non sarà possibile. Mi par già qualcosa. Quanto al supporto puntuale dei dati su ROARS a volte ci sarebbe da discutere. Ciò che non si può accettare è una critica a tutto campo del sistema. Se partiamo tutti col dire che sia meglio del precendente e che nel bene e nel male sia un passo avanti allora possiamo discutere su ciò che è migliorabile e su cosa possa essere conservato. Le critiche feroci a tutto campo, che si leggono in abbondanza, sono sì ideologiche.

    • Giuseppe De Nicolao says:

      “di certo un sistema assai meno permeabile ai desiderata dei baroni. Che ovviamente poi entro i nuovi vincoli, faranno ciò che vogliono. Almeno dovranno faticare per far acquisire CV ai protetti.”

      Chi dirige un laboratorio bibliometricamente prolifico non fa molta fatica ad aiutare i protetti. Basta farli inserire come coautori (tanto il numero di autori non conta e le autocitazioni non vengono eliminate). I meccanismi di normalizzazione per età accademica permettono di lanciare nell’orbita dell’eccellenza i giovanissimi che abbiano la fortuna di trovarsi coautori di un pacchetto lavori ben citati, scavalcando candidati più anziani che hanno più lavori, più citazioni ed h-index maggiore, ma hanno la colpa di lavorare da soli o in piccoli gruppi.

      Riguardo alla minore permeabilità delle nuove regole, si consideri il SSD 07/A1 caratterizzato da tormentate vicende concorsuali (http://www.ilbelconcorso.it/). Quale migliore occasione per introdurre soglie minime capaci di escludere candidati palesemente non all’altezza? In base alle maldestre regole *automatiche* sulle mediane (Abilitazioni, le mediane di Mr. Bean), il settore scientifico è stato scorporato dal settore concorsuale e si avvale di mediane specifiche che sono particolarmente basse:

      Settore scientifico 07/A1 (COSTRUZIONI E IMPIANTI NAVALI E MARINI)
      ————————————
      Soglie abilitazione PA
      # articoli norm. = 3
      # citaz. norm. = 0,7
      indice h_c = 1

      Soglie abilitazione PO
      # articoli norm. = 1
      # citaz. norm. = 0,16
      indice h_c = 0
      =====================

      “Quanto al supporto puntuale dei dati su ROARS a volte ci sarebbe da discutere.”

      Noi siamo sempre disponibili a discutere sui dati.

      “Ciò che non si può accettare è una critica a tutto campo del sistema. Se partiamo tutti col dire che sia meglio del precendente e che nel bene e nel male sia un passo avanti allora possiamo discutere su ciò che è migliorabile e su cosa possa essere conservato. Le critiche feroci a tutto campo, che si leggono in abbondanza, sono sì ideologiche.”

      Le critiche di Roars non sono “a tutto campo”. Non sono generiche. Sono circostanziate e motivate sulla base di dati, letteratura scientifica e confronti internazionali. Condizionare il diritto di critica all’adesione preventiva al “nuovo corso”, questo sì che appare ideologico. Troppo comodo eludere delle critiche specifiche sostenendo che chi contesta vuole favorire le peggiori malversazioni. L’alternativa ad un sistema privo di basi scientifiche e mal congegnato non è il ritorno al vecchio sistema. L’alternativa ad una baracca che non si regge in piedi non è dormire sotto le stelle, ma procurarsi un’abitazione solida. Impresa tutt’altro che impossibile. Per alcuni aspetti, bastava seguire la metodologia indicata dal CUN . Altri problemi, anche di carattere legale, sono stati indicati per tempo, ma l’ANVUR ed il ministro hanno preferito tirare dritto. Quando si lavora male, è inutile prendersela con chi mette in evidenza gli errori. Piuttosto, bisognerebbe ringraziarlo.

    • Supporto puntuale di fatti:

      nel mio caso, la mia presenza ha fatto aumentare di molto la produttivita’ dei PO che hanno pubblicato con me, e non viceversa.

      La controprova e’ che i miei numerosi lavori a singolo autore sono pure molto citati, mentre
      i lavori a singolo autore dei PO con cui ho lavorato non esistono proprio (o quasi).

      E alcuni di questi PO mi hanno pure rotto le palle perche’ pubblicavo da solo. Ma io me ne sono altamente fregato, ed ho fatto stra-stra bene: se stavo ai loro ritmi (e a quelli dei loro lecchini) non avrei ottenuto molto.

    • Non esiste allo stato alcuna graduatoria. Neppure il decreto merito prevedeva graduatorie in senso stretto. Anzi, ricordo che la 240 prevede quote di “scorrimenti” senza neanche il simulacro di concorso. I testi sono tutti a disposizione, e sono più autorevoli di un prorettore.

    • Chiedo umilmente venia per la citazione delle graduatorie. Sarà mia cura chiederne conto.
      Riferirò sul caso.

    • Perfetto, le mediane sono basse. Ora…quale è la distribuzione degli indici tra i ricercatori? Perché assumiamo che moltissimi abbiano indici migliori? Le soglie sono ridicole, lo ammetto, assai più basse del mio SSD. Ma la selezione del mio SSD (che ha produttività maggiore) non averrà con quegli indici. Gli indici non sono bassi in assoluto ma relativamente al SSD. Quindi potrebbe essere che pochissimi ricercatori di 07/A1 abbiano indici migliori, ad esempio h_c > 0 (deve superare la mediana, uguale non vale). E allora abbiamo selezionato.

      Siamo d’accordosul fatto che autocitazioni andrebbero eliminate mentre il numero autori è concetto più complesso: la scienza moderna si basa su network, non siamo ai tempi di Einstein. Forse entrare in grossi guppi è un punto a favore. Non so, si può discutere. Ma scordatevi che esista un metodo per correggere del tutto il fenomeno. Un idiota che viene spinto da un gruppo florido può esistere, bontà sua, ma un gruppo siffatto di idioti ne può vantare pochi sennò addio produttività. Il metodo perfetto NON ESISTE.

      Ribadisco, se prima concordiamo tutti insieme che nonostante le moltissime storture il nuovo metodo è un piccolo passo avanti rispetto a prima, allora possiamo discutere su cosa modificare. E molto ce n’é. E a mio dire tra le peggiori cose (almeno per vari SSD con cui mi sono gingillato) non annoverò le mediane. La selezione in vari settori ci sarà eccome.

      Domanda: i molti che puntano a inondare l’ANVUR di ricorsi, lo faranno perché hanno superato le mediane ma trovano scorretto il fatto che i criteri siano stati modificati in modo artificioso rispetto al DM? Se le mediane come si dice non selezionano (vd 07/A1) com’è che tanti (non intendo qui ROARS come blog ma i commentatori) sono sul piede di guerra?

      Una nota infine sul fatto che in molti casi i dati per i PA sono migliori di quelli per PO, aspetto spesso addotto come indicatore della fallacia della procedura. La spiegazione, ma parlo solo per conoscenza diretta del mio SSD, può risiedere in vari aspetti. Uno è che i PO sono diventati tali in periodi in cui l’accademia era assai meno competitiva di adesso. Inoltre l’essere ‘arrivati’ ha permesso a molti di sedersi a fare un beato…nulla. Magari soprattutto negli ultimi anni, chissà prossimi a pensione (da cui un basso h_c).

      Infine, e chiudo, h_c favorisce giovani rampanti rispetto a più maturi…ma scusate che hanno fatto i maturi negli ultimi anni? Perché il giovane rampante ha fatto molto di più di recente? La verità è che non vogliamo premiare la senilità ma la produttività possibilemente costante nel tempo.

  5. gonzoman3 says:

    concordo sul fatto che non ci si dovrebbe soffermare troppo sui cavilli e potenziali complotti (effettivamente in questo articolo mi sembra che di questi si parli).
    D’altra parte è vero che l’ANVUR è riuscita a rendere ridicolmente complessa e vulnerabile a ricorsi una procedura che, se si fosse basata sulle indicazioni dei singoli SSD o società scientifiche (anche discutibili e migliorabili a livello di CUN e ANVUR stessa), sarebbe stata molto più lineare e trasparente.
    E’ inevitabile e indubbio che la debolezza dell’impianto delle mediane, ben evidenziato in articoli precedenti, lo espone a ricorsi di ogni tipo.
    Senza parlare del enorme tempo che ciascuno dei candidati perderà per la procedura stessa, specialmente se scopre di essere borderline in una o più delle mediane.
    Per quanto riguarda le graduatorie, sarebbe relativamente semplice formarle se bastasse considerare solamente le mediane. Tuttavia le commissioni devono esaminare anche (anzi, soprattutto, spero) i titoli e le pubblicazioni (art 4 e 5 del regolamento). Attribuire “punteggi” a questi oggetti (se possibile) richiederebbe tempi molto più lunghi di quelli stabiliti dal decreto (salvo proroghe ministeriali, ovviamente).

  6. Come ho già avuto mod di scrivere, con il sistema precedente, i baroni potevano sistemare il figlio neo-laureato e la “nipotina”, e poi potevano dare il contentino alla moglie con una bella cattedra. Ora non potranno sistemare il figlio e la “nipotina” per un pò di anni …. finchè non gli faranno un bel CV(questo è già un grosso risultato), ma non evita di sistemare la moglie che supererà le basse asticelle delle mediane.
    Avere un bel CV, superare le asticelle, e non essere la moglie del barone servirà a poco. Bisogna fare in modo che le mediane non siano i soli parametri da valutare, che non sia automatico superamento delle mediane e abilitazione. Soprattutto, bisogna fare qualcosa che metta sotto controllo i concorsdi locali.

    • gonzoman3 says:

      il problema principale sarà bandire i concorsi locali, visti i continui tagli e vincoli. Per troppi strutturati e, soprattutto, non strutturati l’abilitazione sarà solo l’ennesima perla da inserire nel curriculum.

      e… evitiamo il qualunquismo, per favore, almeno qui…

  7. Nicola Ferrara says:

    Penso che ci sia un pò di confusione in giro.

    1) L’abilitazione prevede parameteri (con indicatori quantitativi) e criteri (valutazione qualitativa) e non solo il superamento delle mediane. Se poi anche l’amante del barone soddisfa i parametri ed i criteri della commissione, potrà partecipare ai concorsi locali. Vogliamo una norma che vieti alle amanti dei baroni da partecipare ai concorsi? Non penso sia possibile a meno che non si torni alla “caccia alle streghe”.

    2) Le abilitazioni non prevedono alcuna graduatoria. O si è abilitati o non si è abilitati. Le Università definiscono nei loro regolamenti le modalità concorsuali per le assunzioni. Ai concorsi possono partecipare i vecchi idonei (legge Berlinguer), i nuovi abilitati (legge Gelmini), i docenti in servizio in altri Atenei (i cosiddetti trasferimenti per 1° e 2° fascia sono stati aboliti).
    L’attuale è una abilitazione “scientifica” che rappresenta un pre requisito per partecipare ai concorsi locali. Per esempio nell’attuale abilitazione non viene presa in considerazione né l’attività didattica né quella assistenziale per i settori correlati dove è prevista. I concorsi locali potrebbe prendere in considerazione anche questi aspetti se interessano l’Ateneo. Fareste dirigere una Clinica Chirurgica o insegnare Chirurgia Generale a chi, pur avendo superato le mediane, non ha mai operato qualcuno?

    3) Esiste la prospettiva di una valutazione ex –post. Lo prevede in particolare il DECRETO LEGISLATIVO 29 marzo 2012, n. 49 “Disciplina per la programmazione, il monitoraggio e la valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei…..”
    L’art. 2 – Oggetto e ambito di applicazione – comma 1. Il presente decreto disciplina:
    e) l’introduzione, sentita l’ANVUR, di un sistema di valutazione ex post delle politiche di reclutamento degli atenei, sulla base di criteri definiti ex ante.
    L’art. 9 – Valutazione delle politiche di reclutamento degli atenei:
    comma 1. Le politiche di reclutamento del personale sono valutate in relazione a: a) la produzione scientifica dei professori e dei ricercatori elaborata in data successiva alla presa di servizio presso l’ateneo ovvero al passaggio a diverso ruolo o fascia nell’ateneo, tenuto conto delle specificita’ delle rispettive aree disciplinari;
    b) la percentuale di ricercatori a tempo determinato in servizio che non hanno trascorso l’intero percorso di dottorato e di post-dottorato, o, nel caso delle discipline di area medica, di scuola di specializzazione, nella universita’ in cui sono stati reclutati come ricercatori;
    c) la percentuale dei professori reclutati da altri atenei;
    d) la percentuale dei professori e ricercatori in servizio presso
    l’ateneo, responsabili scientifici di progetti di ricerca, comunitari e internazionali;
    e) il grado di internazionalizzazione del corpo docente, valutato
    in termini di numerosita’ di docenti provenienti dall’estero o chiamati dall’ateneo in qualita’ di vincitori di progetti di ricerca finanziati dall’Unione Europea;
    f) la struttura e i rapporti dell’organico del personale docente
    e ricercatore, dirigente e tecnico amministrativo anche tenuto conto degli indirizzi di cui all’articolo 4.
    2. Il periodo di riferimento della valutazione, la ponderazione dei
    criteri e la definizione dei parametri per l’attuazione del comma 1 sono stabiliti dall’ANVUR entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

    4) Nel decreto sul merito, quello rimangiato dal Ministro, era prevista un vera e propria valutazione concorso locale per concorso locale con possibile riduzione del finanziamento nell’FFO dell’anno successivo se erano stati assunti docenti vincitori del concorso senza i requisiti (diciamo le mediane). Tutto valutato dall’ANVUR che definiva anche la commissione. L’Università assumeva il docente approvato dalla commissione e veniva stangata ex post. Una follia

  8. JohnnyMnemonico says:

    Mica tanto una follia. E’ una follia creare tante aspettative con una valanga di abilitati e poi, solo perchè non si è legati a stretto giro con comunità accademiche locali, rimanere senza possibilità di essere chiamati.

  9. associato 06I1 says:

    @Nicola Ferrara
    Grazie per il contributo chiarificatore. Ho ancora un dubbio: non mi è chiaro se le pubblicazioni che ciascun candidato può presentare ai fini della valutazione nella procedura di abilitazione debbano essere selezionate tra quelle prodotte negli ultimi 10 anni, o se si può spaziare lungo tutto l’arco della propria carriera.

  10. Abbiamo chiarito che chi prima diceva che esisteranno delle graduatorie è stato male informato dai suoi ordinari e prorettori (o era protettori?) “di riferimento”. Chissà, magari lo avranno anche male informato riguardo alla sua chiamata… La realtà è che non ci sarà nessuna graduatoria, e quindi è confermato che il sistema ANVUR rappresenta il peggio del peggio: ridicoli criteri oggettivi per le abilitazioni nazionali e poi comunque le forche caudine dei baroni nella fase della chiamata locale. Una vera porcata e c’è ancora qualcuno che osa difenderla.

    Bisognerebbe tornare al concorso nazionale, come si faceva prima della vergognosa riforma Berlinguer. Il concorso nazionale dovrebbe di nuovo essere basato sui titoli, su prove d’esame, sulla esperienza didattica e sulla lezione. Sì, esatto, sulla lezione, perché di utili idioti che pubblicano a grappoli grazie alle cordate e ai quali poi viene il sudore freddo davanti agli studenti ce ne sono a pacchi. Il concorso nazionale era una garanzia contro le piccole mafie locali e manteneva un minimo di coerenza e di dignità rispetto a questa buffonata delle mediane. Almeno le commissioni nazionali si prendevano la responsabilità di leggere i lavori, e di distinguere tra chi produceva papers seri e pubblicati su riviste di tutto rispetto e chi realizzava una marea di pubblicazioni di infimo livello, magari agevolato da qualche catena citazionale creata ad hoc dagli amici degli amici.

    La vergogna dell’università italiana sono stati i concorsi locali a go go degli anni 90 e 2000, con avanzamenti di carriera per cani e porci e ordinari giovanissimi che non meriterebbero oggi nemmeno di pulire le scarpe ai ricercatori. Questa dell’ANVUR è una reazione opposta che rischia di gettarci in un medioevo bibliometrico. Per adesso, comunque, la parola d’ordine deve essere una: seppellire l’ANVUR sotto una marea di ricorsi.

    • Amen.

    • Mea culpa se ho dato un informazione errata. Al ritorno dalle vacanze chiederò informazioni più dettagliate e nel caso riferirò. Per faccio ammenda. Mai riportare ciò di cui non si ha conoscenza diretta (però contavo che un Prorettore ne fosse informato…).
      Detto ciò tengo a precisare che nessuno, dico nessuno ha mai parlato di chiamata del sottoscritto. Certi giochini non mi appartengono. E spero nemmeno ad altri che commentano su questo blog.
      Detto ciò mi corre un brivido lungo la schiena a sentir parlare di concorso, esami, lezioni…ma stiamo scherzando? Secondo voi la commissione nazionale, badate non internazionale che sarebbe tutta un’altra musica, non contratterebbe come è sempre avvenuto? Adesso a te poi a me. E allora ecco puff un bel testo dell’esame su argomenti su cui il tuo concorrente è ferratissimo ma tu no. Perché sei esperto di altro. Idem per la lezione. Che senso ha preparare una lezione da zero in 1 notte? Suvvia non siamo ridicoli. L’unica cosa su cui concordo è che nei criteri avrebbero dovuto inserire una quota di didattica. Tipo almento 6 anni di insegnamento per un totale di X crediti.

      Come a tutti voi sarà capitato credo, si poteva essere bocciati nonostante un CV di gran lunga superiore, perché la lezione non era stata consona…detto da chi?

      “Il concorso nazionale era una garanzia contro le piccole mafie locali”

      Ma scusa sei atterrato da Marte ieri?
      Ti faccio presente che le odiatissime mediane sono solo un filtro iniziale. I lavori poi verranno comunque valutati (lasciamo stare le assurdità sui tempi, questa è una brutta applicazione di un’ideabuona). L’unica cosa che manca è la lezione. E iddio ce ne scampi.

      In altri paesi, ad esempio la Svezia dove lavoro (eggià!) la selezione avviene solo su titoli e intervista, con valutazione anche di membri esterni. Idem a Singapore (dove ho lavorato). Si chiedono referenze a persone straniere, esterne. Tutto il mondo è paese come vedete.

    • StefanoL says:

      “Che senso ha preparare una lezione da zero in 1 notte? Suvvia non siamo ridicoli.”

      La lezione del concorso a PA, come il 99,99% della didattica del mondo reale, non riguarda(va) temi di ricerca: verteva su argomenti di base, centrali e ben consolidati, dell’SSD, ovvero cose che ieri come oggi si deve conoscere per forza per fare bene il professore… di fatto i vari titoli delle lezioni concorsuali potevano ricondursi all’indice dei manuali più usati.
      Non essere in grado di impostare una lezione in queste condizioni, per di più sapendo da anni che questa sarebbe stata una prova, vuol dire stare a zero come docente.

    • Nel conc. per PA dove mi sono idoneato, tutti hanno dovuto estrarre 1 sola busta tra 3 buste, e fare la lezione sull’argomento della busta estratta.

      Abbiamo fatto notare che da altre parti di estraevano 3 buste tra tante e poi si sceglieva tra i 3 agromenti estratti, ma ci hanno detto che nel loro caso il bando era diverso.

      E naturalmente mi e’ capitato un argomento di cui non sapevo molto. E ho passato tutta la notte a prepararlo (ma non proprio da zero, ovviamente).

      Credo che per PA la prova-lezione sia importante. Fatta pero’ a livello locale. Non a livello di abilitazione nazionale (per una semplice questione di tempo).

      Stessa cosa per PO. Se la persona viene dagli Enti di Ricerca o simili e’ bene che faccia una prova-lezione, a livello locale.

    • Concordo appieno, e se non vado errato nel decreto è prevista la possibilità di valutazione della didattica a livello locale. Forse sarebbe dovuta essere impostata come ‘requisito’, ma tant’è, nulla a che fare con le odiate mediane…

    • Beh a me come a Lusa è successo qualcosa di diverso. Ovviamente non è da zero ma vicino. Dipende dal campo in cui operi, ma credo che ovunque ci siano specializzazioni. E attenzione la lezione non era richiesta per livello undergraduate solo, ma in teoria anche per corso di specializzazione. Quindi l’argomento poteva benissimo essere molto specifico. Il punto è che il candidato ‘prescelto’ (magari ignobile su altri fronti) aveva margine per non sfigurare alla lezione a scapito tuo che con più tempo avresti potuto organizzare qualcosa di meglio. Nel mio caso si faceva conto su lezioni preparate da ciascuno così come da colleghi amici. Ma non è cosa obiettiva, non credi?

    • StefanoL says:

      La mia esperienza, con commissioni sorteggiate, è radicalmente diversa.
      Sembra molto strano far svolgere lezioni su un tema non condiviso da tutti i membri della commissione, per dirne una.
      In ogni caso è molto più facile fare bella figura firmando articoli altrui che con gesso e lavagna.
      I trenta minuti davanti alla lavagna mostrano tanto, ma davvero tanto su chi si ha davanti, esattamente come i nostri tanto vilipesi esami orali.

    • Ma io non dico che la lezione etc.. non vada bene. Ma non che sia limitante a livello di abilitazione. Piuttosto come selezione locale.
      E nuovamente, il punto essenziale è che le diverse esperienze testimoniano il fatto che le commissioni potevano decidere il da farsi a seconda delle convenienze. E’ questo che è/era inaccettabile, non la lezione in sé. Ad esempio perché estrarre a sorte una lezione e non lasciare che ciascuno portasse un proprio argomento? Se vogliamo ragionare su capacità d’esposizione, selezione del materiale, ecc… non conta avere un argomento a sorpresa.

  11. Si può spaziere su tutta la carriera per la scelta delle pubblicazioni.
    Appariranno dal sito cineca e si potranno spuntare. Chi ha fatto il furbo e non le ha caricate entro il 15 luglio non potrà più caricarle??
    Chiedo a Roars: tutte le informazioni richieste in domanda, come progetti finanziati, direzione di riviste, comitati editoriali, fellowship, direzioni di istituti o enti di ricerca, partecipazione ad accedemie, premi per la ricerca, spin off, brevetti, etc che peso avranno?

  12. Nicola Ferrara says:

    Devo dire, come dato personale, che ho trovato il Concorso di Associato (fatto due volte essendo stato giubilato la prima volta) con le regole del DPR 382/80, ed in particolare la lezione (di 45 minuti) da preparare in 25 ore, una esperienza importante e formativa. Al di là del risultato finale del Concorso molti presunti ricercatori top facevano figure barbine non evendo nemmeno la più pallida idea di come si iniziasse una lezione per studenti universitari. I migliori pensavano di fare una talk super specialistica davanti ad un consesso di nobel, altri avevano difficoltà con l’italiano ed i congiuntivi.
    Un saluto
    Nicola Ferrara

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